Pubblicazione e presentazione degli Statuti di Monterappoli del 1393

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L’Associazione Amici dell’Archivio Storico, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Empoli, ha promosso la pubblicazione degli statuti di Monterappoli, volume che chiude idealmente una trilogia cominciata in anni ormai lontani con la pubblicazione degli statuti di Empoli e proseguita nel 2014 con quelli di Pontorme.

Gli statuti di Monterappoli erano stati pubblicati una prima volta nel 1919-21 a puntate su tre numeri della «Miscellanea storica della Valdelsa», a cura del canonico Angelo Latini. Tale pubblicazione, pur meritoria, presentava tuttavia molti inconvenienti: data errata 1395 invece che 1393, errori di trascrizione, ma soprattutto la mancanza di un commento e di un’adeguata introduzione, capace di restituirci il contesto storico, geografico e sociale in cui tali statuti furono concepiti. A tali difetti supplisce ampiamente la presente edizione: non solo per la competenza delle persone che hanno portato a termine il lavoro, ma sopratutto per il fatto che la trascrizione degli statuti ha fornito l’occasione per tracciare un affresco storico a tutto tondo della piccola comunità di Monterappoli nei secoli del Medioevo e della prima Età Moderna. Leggi tutto

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Presentazione del nuovo numero di “Quaderni d’archivio”

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VENERDÌ 2 MARZO 2018 ALLE ORE 17,15

Il prof. Giovanni Cipriani, docente di Storia moderna dell’Università di Firenze, presenterà il nuovo numero della rivista “Quaderni d’archivio”, edita dall’Associazione degli Amici dell’Archivio Storico di Empoli

Questo numero è stato progettato con gli occhi puntati alla prossima ricorrenza del nono centenario della fondazione di Empoli. La sua parte monografica è dedicata ai Palazzi del potere a Empoli tra Medioevo ed età moderna e consta di quattro saggi che prendono in esame le emergenze architettoniche che nel corso dei secoli hanno caratterizzato la geografia urbana della nostra città: Palazzo Pretorio, Palazzo del Monte Pio – Palazzo Comunale e Palazzo Ghibellino. Molte le novità, accompagnate da rappresentazioni inedite, che provengono dall’archivio di stato di Firenze e dal nostro archivio comunale.

La seconda parte, come sempre, è dedicata a “studi ed esperienze in archivio” e ospita un saggio che fa luce sulle vicende di un inedito dipinto di Giovan Battista Cipriani un tempo presente nell’oratorio della villa di Empoli Vecchio.  La rivista si chiude con una riflessione sulle modalità del racconto della storia di Empoli, che hanno preso forma in occasione della ricorrenza dell’ottavo centenario della fondazione del castello – nel 1919 – contribuendo all’identificazione della città con la sua immagine medievale, ampiamente riproposta nei decenni successivi e tale da incidere nell’odonomastica cittadina.

“Quaderni d’archivio” è l’attività più importante dell’associazione che – in collaborazione con l’archivio comunale – si propone l’obiettivo di valorizzare le fonti documentarie locali e di avvicinarle anche ai non addetti ai lavori.

Saranno presenti gli autori

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Al Museo del Vetro di Empoli l’inaugurazione della mostra “Una valigia di calici. Vetri incisi nella valigia di un commesso viaggiatore”

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una-valigia-di-calici Chi fosse interessato a vedere in diretta la decorazione di vetri alla mola può venire al Museo del vetro di Empoli il prossimo sabato 17 dicembre

Alle ore 18.00 dimostrazione di incisione su vetro dell’artigiano empolese Piero Paolini, che ha allestito nel salone del museo un piccolo laboratorio di incisione.

L’evento sarà preceduto, alle 17,30, dalla inaugurazione della mostra Una valigia di calici. Vetri incisi nella valigia di un commesso viaggiatore, frutto della collaborazione tra il Museo del vetro e gli Amici del MUVE.

L’esposizione prende lo spunto da una vecchia valigia donata qualche anno fa al Museo del vetro: apparteneva al rappresentante di calici molati Aladino Desideri (1909-2002). Nella valigia del nostro “commesso viaggiatore” gli “strumenti di lavoro”: un campione rappresentativo di calici molati e incisi, una serie di disegni da proporre alla clientela, un blocchetto di appunti e recapiti di fornitori e clienti, alcuni listini di vetrerie e molerie di Empoli.

La mostra si propone come primo tassello di una più ampia rappresentazione delle seconde lavorazioni, e in particolare del settore del vetro inciso, molto attivo a Empoli e nei comuni vicini a partire dal secondo dopoguerra, sia per il numero di aziende e occupati che per la diversa tipologia di decorazione. 

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L’ex casa del fascio di S. Maria a Ripa – Parte terza

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casa del popolo
Fig.1 – Foto attorno al 1946: (Archivio della Casa del Popolo di Santa Maria)*

Le trasformazioni successive

Dopo la caduta del Fascismo dalla Casa del Fascio dovevano essere soppressi gli emblemi di regime. Spesso in molti edifici del genere tali elementi venivano del tutto eliminati; nel nostro caso l’operazione da fare era molto semplice e fu sufficiente cancellare l’iscrizione sulla fascia di coronamento del prospetto e presentare la foto di Togliatti ben visibile in asse con l’ingresso, quasi come uno stendardo (fig.1).
Dopo la Liberazione, l’Intendenza di Finanza di Firenze concesse l’edificio in uso alla popolazione di Santa Maria, che lo utilizzò come Circolo popolare. Negli anni Cinquanta si cominciò a costruire nelle sue immediate adiacenze la nuova sede del Circolo, l’attuale Casa del Popolo. Negli stessi anni l’Intendenza di Finanza di Firenze dispose la vendita del vecchio immobile mediante asta pubblica mentre il Circolo aveva manifestato la sua disponibilità ad acquistarlo a trattativa privata o anche ad averlo in locazione.[1]
Nel 1955 anche il Comune di Empoli si dimostrava intenzionato all’acquisto e per questo fu redatta una perizia composta di planimetria e relazione di stima[2] .

catastale1979[ritaglio]
Fig. 2 – L’estratto di mappa catastale dell’anno 1979 mostra che la particella 131 comprende anche gli edifici annessi al fabbricato principale.

La relazione firmata del direttore dell’Ufficio Tecnico, ing. Enzo Regini, descriveva i vani che componevano il fabbricato: un salone, un bar, una saletta da gioco, due uffici, un bagno e un ripostiglio.
La relazione menzionava anche il resede annesso “comprendente una pedana in muratura”, costruita in epoca posteriore rispetto all’edificio originario. La planimetria annessa alla relazione dà conto dello stato di fatto al 1955, in parte modificato rispetto al progetto del 1929, sia per la disposizione e le dimensione delle aperture, sia per la realizzazione di un servizio igienico accessibile dall’interno del fabbricato.
La rappresentazione del resede è alquanto schematica, come anche la dicitura di “pedana in muratura” lascia intendere, tuttavia ci permette di stabilire il termine “ante quem” per la costruzione degli annessi che si affacciano sul resede interno.
Pur evidenziando la relazione uno stato di degrado dell’edificio notevolmente avanzato, il Comune chiedeva all’Intendenza di Finanza la possibilità di acquisto dell’edificio per poterlo utilizzare come scuola materna comunale (Deliberazione di Giunta n° 1422 del 1955 e successiva ratifica in Consiglio n° 285/1955)[3], ma, per le ingenti risorse che sarebbero state necessarie per adeguare l’edificio ad accogliere il servizio comunale, l’Amministrazione decise di non procedere.
Nei decenni successivi, in più occasioni, l’Intendenza di finanza ha ripetuto la procedura dell’asta pubblica per la vendita del vecchio immobile, ma nessuna è andata a buon fine.
Fu solo nel 2001 che il Comune di Empoli acquistava dal Demanio dello stato l’edificio della ex Casa del fascio. Dal confronto tra la pianta relativa alla perizia del 1955 e la pianta allegata al contratto d’acquisto si rileva qualche piccola modifica attuata successivamente al 1955: la demolizione del tramezzo a separazione dei due vani per creare un unico salone ad ovest, la tamponatura di un vano porta sul prospetto principale e di un vano porta sul prospetto posteriore.
L’edificio, pur non presentando caratteri monumentali o elementi rilevanti dal punto di vista architettonico, tuttavia è  una testimonianza storica significativa per Empoli e, in particolare, per la popolazione della frazione di Santa Maria.

rilievo1955
Fig. 3 – Pianta allegata alla perizia redatta dall’UT comunale (ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI EMPOLI, Atti Ufficio Tecnico, 1956).

 

In questi giorni sono cominciati i lavori di consolidamento e restauro del fabbricato principale. I lavori consistono nella messa in sicurezza dell’edificio dal punto di vista strutturale e potranno arrestare il degrado, consentendone un successivo recupero. Verranno realizzate opere di consolidamento delle fondazioni, delle murature e del solaio di copertura; inoltre si provvederà alla sostituzione della struttura portante lignea della copertura con una struttura nuova, opportunamente isolata.

 

[1] Nell’Archivio Storico di Empoli sono conservati i carteggi da cui emerge come il Comune caldeggiò le trattative per l’acquisto dell’immobile da parte del Circolo e approvò una delibera in cui chiedeva all’Intendenza di finanza di sospendere la vendita dell’edificio e di lasciarlo in uso alla popolazione di Santa Maria in locazione o vendita a trattativa privata (delibera di Giunta Municipale del 23 dicembre 1952 n° 1176). Archivio Comunale di Empoli, Postunitario, Carteggio e atti, 5-1-2, 1956.

[1] Archivio Comunale di Empoli, Atti Ufficio Tecnico, 1956.

[1] Ibidem.

* Si ringrazia il circolo ARCI di Santa Maria per aver concesso la pubblicazione del documento.

© Arch. Francesca Capecchi

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L’ex casa del fascio di S. Maria a Ripa – Parte seconda

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L’inaugurazione

La costruzione fu completata nell’arco di due anni con le modalità previste dal progetto, tranne che per la finestra a sinistra dell’accesso sul fronte principale, che andava a sostituire una porta. L’inaugurazione, in perfetto stile fascista, avvenne il 29 ottobre 1932 e di essa troviamo la descrizione sulla cronaca di Empoli de «La Nazione». Da essa si apprende che il finanziamento dell’opera si deve al Marchese Guido Baldo Pianetti e al contributo di numerosi soci. Tra il 1930 e il 1933 infatti furono rilasciate e firmate dal presidente Italo Taddei un centinaio di “azioni” o certificati di sottoscrizione per la costruzione dell’edificio, del valore di 25 lire ciascuna.

«La Nazione» del 29 ottobre 1932, Cronaca di Empoli

“L’inaugurazione della casa del fascio di S. Maria a Ripa

sottoscrizione
Una delle sottoscrizioni a favore della costruzione della Casa del Fascio (Archivio della Casa del Popolo di Santa Maria).

 Con una cerimonia semplice quanto mai significativa, ieri nella ridente frazione di S. Maria a Ripa è stata inaugurata la Casa del Fascio sorta per iniziativa di numerosi e volenterosi soci, coadiuvati dal marchese Guido Baldo Pianetti, il quale contribuì alla costruzione di essa. Il bell’edificio, che sorge sulla via principale, consta di un piano con bar e numerose ed eleganti sale. La cerimonia per l’inaugurazione indetta per le ore 15 è avvenuta in perfetto orario.

Ai lati dell’ingresso della casa stessa, prendevano posto una squadra di Militi della M.V.S.N., un manipolo di Balilla al comando del Maestro Adolfo Bertelli, il quale rappresentava anche il Direttore Didattico, un plotone di carabinieri al comando del Maresciallo Sig. Goffredo Zucconi, Piccole e Giovani Italiane.

Più oltre si disponevano i fascisti al comando del Capo Gruppo Signor Taddei Italo. Ed ecco giungere dalla parte di Ponte a Elsa il corteo delle automobili recanti le autorità. Allo squillo di tromba suonato da un Balilla, le autorità accedono alla Casa del Fascio, mentre i presenti salutano romanamente. Notiamo per primo il Segretario Politico ten. Vieri Valtancoli, il quale taglia il nastro tricolore posto all’entrata, segue il Podestà cav. dott. Dino Masi, il comm. Gino Montepagani Rettore della Provincia, il comm. Taddei, il comm. gen. Leonardo Lusena, il ten. Emilio Carraro, aiutante maggiore del console Onori, il vice pretore dott. Giuseppe Masi, il ten. dei CC.RR cav Pellegrino Trafficante, il centurione Alberto Del Vivo, il ten. Martini Bruno, il Segretario capo del Comune dott. Carlo Ruggini, il C.M. Signor Gori Ferdinando, il dott. Giuseppe Pozzesi, l’Ing. capo del Comune di Empoli cav. Torrini ed altri ancora.

Padre Prestini, dei Francescani, procedeva alla benedizione della fiamma ed alla presenza di tutti gli intervenuti leggeva un patriottico discorso in cui inneggiava alla Patria, al Duce ed al Fascismo. Le parole di Padre Prestini venivano salutate da scroscianti applausi.

Parlava quindi il Segretario politico il quale ricordava ai fascisti le parole che il Capo del Governo Benito Mussolini ha rivolto recentemente al popolo torinese.

Il breve discorso del Segr. Politico veniva seguito da applausi interminabili.

Al termine della cerimonia mentre echeggiavano potenti alalà, le autorità ripartivano alla volta di Empoli.”

© Arch. Francesca Capecchi

Si ringrazia il circolo ARCI di Santa Maria per aver concesso la pubblicazione del documento.

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L’ex casa del fascio di S. Maria a Ripa – Parte prima

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Una foto attuale della casa del Fascio
Una foto attuale della casa del fascio

L’inizio dei lavori di consolidamento della “ex casa del fascio” di Santa Maria offre l’occasione per conoscere meglio le vicende che accompagnano questo edificio, ricostruite dall’arch. Francesca Capecchi.

La sua costruzione è strettamente legata alle vicende storico-politiche del ventennio. Dal punto di vista urbanistico il 1928 fu un anno cruciale, poiché segnò la completa presa in possesso della gestione amministrativa delle città da parte dei podestà, che misero in cantiere nuove iniziative volte ad affermare il regime in maniera incondizionata anche nell’organizzazione e nell’immagine urbana.[1] Nel discorso ai deputati del 1° gennaio 1928, Mussolini sottolineava il carattere celebrativo dell’architettura di regime, che doveva esprimersi con un linguaggio tale da “eliminare a grado a grado ciò che è dovuto ad eccesso di fantasia, o di ubbidienza al dogma (…) per lasciare nei secoli l’impronta del tempo fascista”.[2]

L’architettura (e con lei l’urbanistica) cioè, mentre da un alto doveva restituire il primato al classicismo ed alla sua purezza di proporzioni, osservando principi di logica e razionalità e nobilitando “con l’indefinibile e astratta perfezione del puro ritmo la semplice costruttività che da sola non sarebbe bellezza” [3], dall’altro aveva il compito di esprimere l’idea fascista con uno stile “moderno nazionale”. In sintesi la scelta di fondo di perseguire la razionalità della forma doveva veicolare i valori del fascismo, coniugando classicità e modernità.

Il fascismo, come in genere tutte le dittature che hanno eliminato ogni opposizione e piegato al proprio volere gli apparati dello Stato, fu in grado di esprimere capacità operative inedite per il giovane Stato italiano e di realizzare, non solo nelle grandi opere ma anche nelle architetture “minori” come la nostra casa del Fascio, le indicazioni imposte dal Capo.[4]

Il nostro edificio dunque fa parte della produzione “corrente” dei primi anni Trenta, quando il linguaggio architettonico “moderno” aveva già conosciuto la sua diffusione e comparivano così le nuove attrezzature, i nuovi servizi, i nuovi edifici pubblici delle organizzazioni fasciste: i dopolavoro, i balilla, le case del fascio.

La costruzione

Pianta

Il 29 marzo del 1930 il Podestà di Empoli rilasciava al sig. Italo Taddei, in qualità di presidente del circolo fascista Filippo Corridoni[5] di Santa Maria a Ripa, il permesso per costruire “un nuovo fabbricato composto di un solo piano con n° 5 ambienti in località S. Maria lungo la via Statale Firenze – Pisa”.[6] L’autorizzazione riguardava la costruzione del circolo i cui ambienti dovevano avere in parte uso ricreativo, in parte culturale.[7]

Allegato alla richiesta troviamo il progetto, composto dalla pianta e dal prospetto principale rappresentati in scala 1:50. La planimetria dell’edificio è un rettangolo delle dimensioni di 10 per 15 metri; l’accesso dal fronte principale immette in un vano che porta la dicitura “buffet”, da cui si passa in un altro, destinato al biliardo, con accesso sul fronte tergale. Sempre dal buffet, si passa a sinistra ad una stanza di dimensioni quadrate, a destra ad un salone che occupa tutta la profondità dell’edificio. Dalla stanza del biliardo si accede da una parte al ripostiglio e alla segreteria, dall’altra al suddetto salone. Il servizio igienico esterno è posto sul prospetto tergale.

Prospetto
Prospetto

Il fronte principale è molto semplicemente organizzato da lesene alle estremità, e presenta tre specchiature riquadrate da cornici modanate, dove trovano posto le aperture; è concluso da una fascia di coronamento, anch’essa delimitata da modanature, che porta l’iscrizione “CIRCOLO NAZIONALE FASCISTA S. MARIA A RIPA”.

L’edificio presenta quindi caratteristiche di estrema razionalità e semplificazione linguistica, tanto è vero che l’unico elemento decorativo è rappresentato dalle cornici modanate, le quali tuttavia si caricano di significato perché ben si prestano ad alludere ai fasci littori: gli emblemi del littorio, come i motti del duce, costituivano un motivo ricorrente delle case del fascio ed erano spesso declinati con una maggiore monumentalità, come ad esempio accade nella Casa del Balilla a Pistoia o nella Casa del Littorio di Pescia.

[1] G. Ciucci, Gli architetti e il fascismo, Torino, 1989, p. 5. A Empoli la carica podestarile fu assegnata ad esponenti piccolo e medio borghesi: primo podestà fu Vitruvio Cinelli, a cui seguì, nel febbraio 1931, il capitano medico cav. Dino Masi. Questa scelta dimostra la “progressiva militarizzazione della vita civile” e “l’esaltazione dei valori nazionali e militari”.
[2] Fece eco immediata a Mussolini il segretario nazionale del Sindacato nazionale fascista degli architetti: vedi G. Ciucci, Gli architetti cit., p. 11.
[3] Architettura, «Rassegna italiana», IX, serie II, vol. XVIII, dic, 1926, fasc. 103, p. 40, citato. da G. Ciucci, Gli architetti cit., p. 72.
[4] Vedi il discorso inaugurale di Mussolini alla Prima Esposizione quadriennale d’Arte Nazionale a Roma (1931) ed il pronto allineamento delineato nelle cronache artistiche de «L’Ambrosiano» da P.M. Bardi, il quale dichiara che agli architetti “spetta il compito dell’illustrazione delle gesta mussoliniane”, ivi, p. 108.
[5] Il circolo era significativamente intitolato a Filippo Corridoni, in giovinezza di idee mazziniane e militante del socialismo rivoluzionario. Allo scoppiare della prima guerra mondiale, richiamandosi alle idee di patria e di dovere, si schierò a fianco di Mussolini a favore dell’intervento. Fattosi inviare al fronte, si mise alla testa di un gruppo di volontari e morì in trincea sul Carso il 23 ottobre 1915.
[6] Troviamo Italo Taddei figlio di Giuseppe, nato nel 1903, di professione impiegato con grado militare di soldato nell’elenco degli iscritti al PNF-Fascio di Empoli negli anni 1921-26, D. Madiai, Il regime fascista a Empoli, Università degli Studi di Firenze, Facoltà di lettere e filosofia, relatore prof. Gabriele Turi, a.a. 1986-1987, p. 255.
[7] Archivio Storico Comunale di Empoli, Postunitario, Permessi di costruzione, 1930.

© Arch. Francesca Capecchi

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Oggetti, immagini e documenti nella mostra temporanea curata dagli Amici del MUVE per il sesto compleanno del Museo del vetro su “I vetri impagliati del MUVE. Modelli a confronto dal XIX al XX secolo”.

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Cooperativa Vetrai Fiascai
Cooperativa Vetrai Fiascai

Giovedì 7 luglio dalle ore 21,30
Inaugurazione della mostra

L’esposizione sarà visitabile fino al 30 settembre e presenta una varietà di oggetti che copre un ampio arco cronologico e che si caratterizza sia per le diverse materie prime utilizzate, sia per tipologia di impagliatura. Dai fiaschi, simbolo delle vetrerie empolesi e “ideale contenitore del vino toscano” alle damigiane – soffiate a bocca o realizzate con lavorazione automatica –  rivestite con materiale più resistente  e rinforzate nella base con assi di legno modellate in varie fogge. Dalle ampolle agli altri oggetti di “bufferia”: tiraolio, fiasche da ghiaccio, borracce fino alle prime bottiglie industriali per il maraschino e ai raffinati serviti da tavola. Leggi tutto

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La Grande Guerra in una piccola città. Empoli durante la prima guerra mondiale (1°parte) – D. Lovito

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ASCE, Postunitario, Carteggio, 1914, cat. 8

ll 24 maggio 1915 l’Italia entrava in guerra contro gli Imperi centrali, gettandosi nella Prima Guerra Mondiale dieci mesi dopo l’inizio delle ostilità in Europa

Perché parlare della Grande Guerra in relazione ad una realtà territoriale specifica, circoscritta e «lontana dal fronte» come quella di Empoli?

Perché quella che si consumò fu «una guerra smisurata, radicalmente nuova», la prima, vera guerra industrializzata, ipertecnologica e di massa; una guerra che segnò una cesura storica profonda, capace di modificare violentemente le strutture sociali e politiche vigenti e di accelerare processi già avviati in precedenza; una guerra «totale», che, oltre a milioni di soldati, travolse nel suo turbine ogni settore della società civile, chiamando tutti i cittadini a contribuire, come retroguardia degli eserciti al fronte, all’efficace funzionamento della macchina bellica messa in moto dagli Stati coinvolti nel conflitto. Anche Empoli, dunque, come tutte le città italiane, fu costretta a mobilitarsi. Già lo scoppio del conflitto europeo nell’estate del 1914 aveva contribuito a mutare il quadro economico-sociale e culturale empolese e ad acuire le tensioni locali già esistenti tra una classe dirigente liberale, abile nel far coincidere nelle proprie mani il potere economico con quello amministrativo, e una classe lavoratrice, politicamente imperniata in maggior misura sul Partito socialista e organizzata in una vivace trama associativa. Durante i dieci mesi di neutralità, il confronto/scontro tra queste due parti crebbe di pari passo con l’evolversi del dibattito sulla possibilità d’intervento italiano, dibattito di cui resta testimonianza sulle pagine de «Il Piccolo Corriere del Valdarno e della Valdelsa», filogovernativo e, quindi, possibilista sull’intervento, e sul periodico socialista «Vita Nuova», fermamente antimilitarista.

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“Battesimi forzati a Empoli tra diciassettesimo e diciottesimo secolo. I casi di Ester e Salvadore Ravà” in una ricerca di Samuela Marconcini, premiata dall’Istituto Sangalli di Firenze in Palazzo Vecchio

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Disegno della sede della Pia Casa dei catecumeni di Firenze tra il 1716 e il 1792, quando dalla primaria ubicazione in via del Palazzuolo venne spostata di fronte al monastero di San Silvestro, in Borgo Pinti. Sotto l’edificio n° 3 si legge: «Casa pia dei catecumeni, ove si ricevono li infedeli»; sotto l’edificio n° 4: «Altra Casa dei Catecumeni appigionata al Signor Girolamo d’Emigliani di diretto dominio della pia Casa dei catecumeni». Archivio di Stato di Firenze, Compagnia, poi Magistrato del Bigallo, II versamento, f. 1161, fasc. 11

Samuela Marconcini affronta questo argomento nella sua ricerca La Casa dei catecumeni di Firenze. Storia di un’istituzione per le conversioni al cattolicesimo, tra Seicento e Settecento, premiata dall’istituto Sangalli di Firenze.

Mercoledì 24 febbraio alle ore 15 si svolgerà a Palazzo Vecchio, nella sala Macconi (ex sala Incontri) la premiazione dei testi vincitori del bando premio dell’istituto Sangalli per la storia religiosa. Tra i premiati, anche la nostra concittadina Samuela Marconcini, autrice de La Casa dei catecumeni di Firenze. Storia di un’istituzione per le conversioni al cattolicesimo, tra Seicento e Settecento. “L’opera – ci spiega l’autrice – cerca di ricostruire un quadro coerente e per quanto possibile completo del fenomeno delle conversioni al cattolicesimo che ebbero luogo a Firenze tra il XVII e il XVIII secolo, integrando in uno studio complessivo i risultati emersi da una serie di fonti che finora erano state utilizzate soltanto parzialmente. La curiosità principale che ha dato il via alla ricerca è stato il tentativo di capire perché a Firenze venne aperta una Casa dei catecumeni “soltanto” nel 1636, e a quali reali interessi rispondesse una decisione del genere. In mancanza di documenti relativi a questa fase iniziale della sua attività, preziosi informazioni sono arrivate dall’analisi della figura del fondatore padre Alberto Leoni e delle relazioni da lui stabilite nella Firenze dei primi decenni del Seicento, cosa che ha permesso di spostare successivamente l’indagine al periodo successivo, fino a tutto il Settecento.

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Un archivio empolese più “aperto” agli utenti e ai ricercatori

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opera di S. Andrea
Foto tratta dal volume “Sant’Andrea a Empoli”, Cassa di Risparmio di Firenze, 1994

È stato da breve ultimato un intervento di ricognizione e riordino dell’archivio storico della Collegiata di Empoli, condotto in collaborazione da personale dell’Archivio storico comunale, dall’ Associazione “Amici dell’archivio storico di Empoli” e da Lorenzo Ancillotti, responsabile dell’archivio stesso, per incarico del proposto, don Guido Engels.

Si è proceduto in questa occasione alla verifica, correzione e integrazione dell’inventario, redatto negli anni Novanta dalla dott.ssa Sara Piccolo, e poi all’etichettatura dei pezzi e al loro riordino fisico sugli scaffali.

I vari fondi che compongono l’archivio (Capitolo della Pieve di Sant’Andrea, Opera di Sant’Andrea, Parrocchia, Compagnie religiose e fondi vari) sono ora più facilmente accessibili e consultabili, mentre l’archivio, nel suo complesso, risulta più leggibile nella sua struttura e stratificazione.

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Foto tratta dal volume “Sant’Andrea a Empoli”, Cassa di Risparmio di Firenze, 1994

Come corollario dell’intervento di riordino, a breve sarà disponibile un nuovo inventario più preciso e rinnovato nella veste grafica, a cura di Stefania Terreni e Vanna Arrighi, che andrà a sostituire l’indice-inventario dell’archivio, pubblicato nell’articolo di S. Piccolo L’archivio dell’Insigne Collegiata di Sant’Andrea a Empoli, in «Bullettino Storico Empolese», v. XIV, (1997-2003), pp. 37-43.

Vanna Arrighi, presidente degli Amici dell’Archivio, sta curando da tempo l’inventariazione del fondo pergamenaceo, che può inserirsi a pieno titolo nell’ambito delle iniziative per Empoli 2019.

Lorenzo Ancillotti, Vanna Arrighi, Stefania Terreni

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