Problemi urbanistici nell’Ottocento empolese: dove fare uno spazio per il gioco del pallone?

Facebooktwitterby feather

Il gioco del pallone – 3° parte

ASCE, Preunitario 515, 1837

Fin dalla fine del Settecento, la crescente popolarità del gioco del pallone ha spinto la comunità empolese a individuare uno spazio dove poter praticare questa attività in totale tranquillità, senza il timore di recare danni e incomodi ai proprietari delle abitazioni vicine, alimentando un interessante dibattito all’interno delle diverse amministrazioni che si sono trovate ad affrontare il problema. Varie – abbiamo visto – sono state le soluzioni proposte, tutte più o meno temporanee. Leggi tutto

Facebooktwitterby feather

Il primo stadio di Empoli lungo le mura dell’antico castello

Facebooktwitterby feather

il gioco del pallone – 2° parte

P. Maestrelli, Pianta geometrica del gioco del pallone, ASCE, Preunitario, Comunità, 290, c. 284, 1851.

Il gioco del pallone e – si badi bene – non il gioco del calcio, come abbiamo avuto modo di precisare in un precedente post, ebbe larga diffusione in tutto il Granducato di Toscana. E sembra che godesse di grande popolarità anche nella neonata comunità di Empoli dove alla fine del Settecento il gioco sembrava creare diversi problemi alle piante degli orti ricavati nel pomerio delle mura orientali, spesso danneggiate dalle frotte di ragazzi che vi entravano per recuperare le palle. Insomma giocare a pallone non era affatto semplice e nel corso degli anni si fa pressante da parte della popolazione empolese la richiesta alle autorità comunitative di uno spazio dove poter svolgere questa attività in tutta tranquillità, senza danni e molestie per alcuno. Leggi tutto

Facebooktwitterby feather

La Società delle Corse e l’ippodromo di Empoli – Parte prima

Facebooktwitterby feather
Facebooktwitterby feather

Dal palio alla tonda all’ippodromo di Empoli ovvero la festa del SS. Crocifisso del 1869

Facebooktwitterby feather

Dopo il 1861 è il Comune che si occupa dell’organizzazione delle corse e annuncia con appositi avvisi le corse di “cavalli sciolti” o con i fantini per le feste più importanti come la festa dello Statuto e Unità d’Italia e del Corpus Domini e in occasione della fiera annuale. Negli avvisi compaiono i nomi dei cavalli e dei fantini, ma non vi si indica mai il luogo di svolgimento delle corse; si può pensare che queste si svolgessero in Via del Giglio o intorno al Campaccio e dovevano avere un certo successo se – nel 1867 – Garibaldi, che in quei giorni soggiornava a Vinci, venne ad Empoli anche per assistere alle corse dei cavalli, che probabilmente si svolsero nella piazza Vittorio Emanuele (il tradizionale “palio alla tonda”). Lo testimonia la lapide in marmo collocata sulla terrazza del portico murato del Palazzo Ricci, situato in piazza Farinata degli Uberti fra il palazzo pretorio e la Collegiata. Leggi tutto

Facebooktwitterby feather

Quando a Empoli si giocava a pallone … ma non a calcio

Facebooktwitterby feather

il gioco del pallone – 1° puntata

Il pallone, in Giochi, trattenimenti e feste annue che si costumano in Toscana e specialmente in Firenze, disegnati da Giuseppe Piattoli, Firenze 1790

Non c’è dubbio che uno degli sport più seguiti e praticati, e non solo a Empoli, sia il calcio, che ha raggiunto da tempo l’ambito ruolo di sport nazionale, ma non sempre il gioco del pallone ha coinciso con la pratica del football.

I giochi di palla erano estremamente diffusi nei secoli passati, praticati sia da bambini e ragazzi nelle campagne o nelle vie cittadine, creando tra l’altro non pochi problemi al ‘quieto vivere’, che da adulti. Un grande successo era riscosso dal cosiddetto gioco del pallon grosso o pallone col bracciale, gioco di antica origine che nel corso del XIX secolo ebbe un larghissimo seguito in molte regioni italiane, tra cui la Toscana, tanto da precedere il calcio all’inglese nel connotare la pratica sportiva a livello nazionale. Leggi tutto

Facebooktwitterby feather

Chi pagava i festeggiamenti in onore di S. Andrea?

Facebooktwitterby feather

Il contributo delle Arti e dei mestieri alle feste patronali del 1460

La facciata della Collegiata di S. Andrea a Empoli [fonte Wikipedia]

Le origini della festa di Sant’Andrea (novembre), come santo titolare della chiesa principale di Empoli e patrono del castello, si perdono nella notte dei tempi, ma la menzione più antica che sono riuscita a trovare non risale che al 1377 quando il governo fiorentino, nel corso della guerra contro papa Gregorio XI, poi detta “degli Otto santi”, promosse un censimento della capacità contributiva degli enti religiosi della città e del dominio.

Nella “portata” relativa alla pieve di Empoli, oltre all’inventario dei beni immobili posseduti, si elencano anche le voci di spesa fissa annuale, tra le quali: “la festa di sancto Andrea e la vigilia, che’cci interviene tucto ‘l pivieri, e’religiosi e’chonsoli del chomune d’Empoli e’l podestà. In questi dua dì … si fa dua desinari spendendo ongn’anno fiorini…”. Leggi tutto

Facebooktwitterby feather

La donna incinta nel Medioevo a Monterappoli

Facebooktwitterby feather
ASF, Statuti delle Comunità Autonome e Soggette 506 c.059v

«Che alla donna gravida sia lecito tòrre delle frutte. Item providono et deliberarono, che a ciascuna donna gravida le sia lecito potere ire ne’ luoghi et possessioni altrui e tòrre delle frutte et cose, delle quali le venisse volontà, sanza niuna pena». La rubrica 91, l’ultima, degli Statuti medievali di Monterappoli, è davvero straordinaria, oltreché piuttosto rara nel panorama degli statuti comunali comitatini. Allora – quanto sono cambiati in tempi! – il desiderio della donna incinta poteva nascere dal vedere e dal non poter mangiare un bel frutto maturo in un campo, e siccome il nascituro di qualsiasi condizione non doveva venire al mondo con qualche “voglia”, – credenza popolare sopravvissuta fino a qualche anno fa – ecco che la disposizione inserita all’ultimo tuffo nella silloge statutaria monterappolese veniva a colmare questa importante necessità, derogando oltretutto alla rubrica 30 dello stesso statuto che stabiliva che “nessuna persona potesse entrare senza espressa licenza del padrone nelle altrui possessioni”, né tantomeno raccogliere frutti senza incorrere in una pesante sanzione. E, allora, come negare la veridicità della ricorrente affermazione secondo cui «la vita quotidiana nel Medioevo si trova soprattutto negli statuti»? Ma andiamo per ordine. Leggi tutto

Facebooktwitterby feather

I venerdì dell’Archivio. I nuovi appuntamenti

Facebooktwitterby feather

Lo scorso 25 settembre è ripreso il ciclo mensile di incontri, i Venerdì in Archivio, iniziati nel 2007 dopo il trasferimento dell’Archivio Storico Comunale dal Palazzo Ghibellino in piazza Farinata degli Uberti nell’attuale sede di via Torricelli.

Nel corso degli oltre 10 anni di Venerdì in archivio i temi trattati sono stati i più vari: oltre a conferenze e tavole rotonde, ci sono state visite guidate, proiezioni di film, interviste e l’elenco allegato ne dà conto in dettaglio.

2007

Settembre Leggi tutto

Facebooktwitterby feather

Pubblicazione e presentazione degli Statuti di Monterappoli del 1393

Facebooktwitterby feather

L’Associazione Amici dell’Archivio Storico, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Empoli, ha promosso la pubblicazione degli statuti di Monterappoli, volume che chiude idealmente una trilogia cominciata in anni ormai lontani con la pubblicazione degli statuti di Empoli e proseguita nel 2014 con quelli di Pontorme.

Gli statuti di Monterappoli erano stati pubblicati una prima volta nel 1919-21 a puntate su tre numeri della «Miscellanea storica della Valdelsa», a cura del canonico Angelo Latini. Tale pubblicazione, pur meritoria, presentava tuttavia molti inconvenienti: data errata 1395 invece che 1393, errori di trascrizione, ma soprattutto la mancanza di un commento e di un’adeguata introduzione, capace di restituirci il contesto storico, geografico e sociale in cui tali statuti furono concepiti. A tali difetti supplisce ampiamente la presente edizione: non solo per la competenza delle persone che hanno portato a termine il lavoro, ma sopratutto per il fatto che la trascrizione degli statuti ha fornito l’occasione per tracciare un affresco storico a tutto tondo della piccola comunità di Monterappoli nei secoli del Medioevo e della prima Età Moderna. Leggi tutto

Facebooktwitterby feather