Il tributo empolese all’impresa coloniale italiana: Via Tripoli

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Uno scorcio del tratto meridionale di via Tripoli, 2008 (ASCE)
Uno scorcio del tratto meridionale di via Tripoli, 2008 (ASCE)

Lo studio della toponomastica empolese offre continue occasioni per rileggere la storia non solo locale ma più spesso – come abbiamo già avuto modo di constatare – anche nazionale. La parallela consultazione delle carte d’archivio permette di cogliere il contesto in cui sono maturate le scelte in materia di odonomastica. Esemplare in questo senso anche il caso di via Tripoli.

Fin dal giugno 1909 l’amministrazione comunale di Empoli aveva progettato un piano edilizio di ampliamento della parte orientale del paese nella zona compresa tra la linea ferroviaria e la via provinciale fiorentina, sui terreni di proprietà dei fratelli Angiolo e Antonio Vannucci. Il progetto urbanistico prevedeva la creazione di un quartiere residenziale e industriale imperniato sul prolungamento, in direzione di Firenze, di via Giovanni da Empoli. La prima area ad essere interessata da questo nuovo piano di sviluppo fu quella compresa tra via Ricasoli, via Curtatone, via Giovanni da Empoli e la futura via Tripoli, dove – data la vicinanza con l’infrastruttura ferroviaria – si concentrerà l’attività industriale empolese, in particolar modo quella legata al vetro. Qui, infatti, avranno sede la Società Vetraria Empolese, poi Vitrum, recentemente demolita, la Vetreria Busoni, la Vetreria Nannelli, con la vicina ditta di vestizione, la Vetrerie Riunite, tutte specializzate nella produzione di fiaschi, damigiane e articoli di bufferia. Leggi tutto

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Venerdì in archivio: ultimo appuntamento prima dell’estate. Una proposta di Valfredo Siemoni di ricollocazione virtuale delle opere d’arte originarie sugli altari della Collegiata

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invito collegiataL’ultimo incontro organizzato dall’Archivio storico di Empoli prima dell’estate sarà tenuto da Valdredo Siemoni che proporrà al pubblico una ricostruzione virtuale della collocazione originaria delle opere d’arte sugli altari della collegiata di Sant’Andrea a Empoli.

Valfredo Siemoni, incrociando pubblicazioni con fonti documentarie conservate in vari fondi archivistici, è riuscito a ricomporre virtualmente la collocazione originaria delle opere d’arte – pitture e sculture – che nei secoli scorsi decoravano gli altari della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli, ad eccezione di alcuni casi dubbiosi. Un contributo importante alla ricerca locale come pure alla valorizzazione di tali opere, fornendo il contesto storico originario, prima della loro musealizzazione. Leggi tutto

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Un itinerario risorgimentale nei pressi della stazione: viale San Martino, viale Palestro, via Ricasoli, via Baratieri e via Curtatone e Montanara

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Via Curtatone e Montanara Cantini P. 28235
Via Curtatone e Montanara, lato piazza della Vittoria in una vecchia cartolina postale illustrata

Negli anni successivi all’Unità d’Italia, anche nel caso di Empoli l’odonomastica cittadina ha svolto un ruolo importante nella «ridefinizione della percezione dello spazio urbano inteso come scenario adatto a conservare e trasmettere la memoria storica municipale nel quadro della costruzione dell’Unità nazionale» (G. C. Romby, Empoli nel segno dell’Unità. Memorie patrie e personaggi illustri nella odonomastica cittadina, «Quaderni d’archivio», II. N. 2, 2012, p. 39). Un caso esemplare in questo senso è costituito dalle vie costruite intorno alla stazione ferroviaria intitolate alle battaglie e ai protagonisti del nostro Risorgimento, andando a creare un vero e proprio ‘percorso pedagogico patriottico’. Leggi tutto

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La Grande Guerra in una piccola città. Empoli durante la prima guerra mondiale (1°parte) – D. Lovito

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ASCE, Postunitario, Carteggio, 1914, cat. 8

ll 24 maggio 1915 l’Italia entrava in guerra contro gli Imperi centrali, gettandosi nella Prima Guerra Mondiale dieci mesi dopo l’inizio delle ostilità in Europa

Perché parlare della Grande Guerra in relazione ad una realtà territoriale specifica, circoscritta e «lontana dal fronte» come quella di Empoli?

Perché quella che si consumò fu «una guerra smisurata, radicalmente nuova», la prima, vera guerra industrializzata, ipertecnologica e di massa; una guerra che segnò una cesura storica profonda, capace di modificare violentemente le strutture sociali e politiche vigenti e di accelerare processi già avviati in precedenza; una guerra «totale», che, oltre a milioni di soldati, travolse nel suo turbine ogni settore della società civile, chiamando tutti i cittadini a contribuire, come retroguardia degli eserciti al fronte, all’efficace funzionamento della macchina bellica messa in moto dagli Stati coinvolti nel conflitto. Anche Empoli, dunque, come tutte le città italiane, fu costretta a mobilitarsi. Già lo scoppio del conflitto europeo nell’estate del 1914 aveva contribuito a mutare il quadro economico-sociale e culturale empolese e ad acuire le tensioni locali già esistenti tra una classe dirigente liberale, abile nel far coincidere nelle proprie mani il potere economico con quello amministrativo, e una classe lavoratrice, politicamente imperniata in maggior misura sul Partito socialista e organizzata in una vivace trama associativa. Durante i dieci mesi di neutralità, il confronto/scontro tra queste due parti crebbe di pari passo con l’evolversi del dibattito sulla possibilità d’intervento italiano, dibattito di cui resta testimonianza sulle pagine de «Il Piccolo Corriere del Valdarno e della Valdelsa», filogovernativo e, quindi, possibilista sull’intervento, e sul periodico socialista «Vita Nuova», fermamente antimilitarista. Leggi tutto

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