Vanna Arrighi – Antonio di Giovanni da Empoli committente del fonte battesimale ora al Museo della Collegiata

Facebooktwitterby feather
Bernardo Rossellino, Fonte battesimale, marmo, 1447, Empoli – Museo della Collegiata di S. Andrea (fonte: https://www.empolimusei.it/artwork/fonte-battesimale/)

In occasione di una visita al Museo della Collegiata di Empoli in occasione della mostra «Empoli 1424. Masolino e gli albori del Rinascimento», organizzata dalla nostra Associazione, ho potuto ammirare ancora una volta il bellissimo fonte battesimale del 1447 ora conservato nello stesso museo ed attribuito alla scuola di Donatello da Odoardo H. Giglioli (Empoli artistica, Firenze, Lumachi, 1906) e più recentemente a Bernardo Rossellino (Antonio Paolucci, Il museo della collegiata di s. Andrea in Empoli, Firenze 1985). Volendomi rinfrescare la memoria sul committente, Antonio di Giovanni da Empoli, ho effettuato una breve ricerca su Internet ricavandone una sconfortante impressione di approssimazione e supponenza da parte dei redattori dei vari siti che per un motivo o per l’altro hanno citato il nostro personaggio.

Anzitutto ne risulta talvolta massacrato il testo dell’iscrizione che corre lungo la base circolare del manufatto: e sulla quale si fonda l’identificazione del committente e della data di realizzazione:

DOM. ANTONIVS. lOHIS. DEEMPVLO. BTE. MARIE. MAIORIS. PRIOR. ET. CANONICVS. FLORENTINVS. MCCCCXLVII

per la cui traslitterazione e traduzione (ammesso che ce ne sia bisogno) basterebbe rivolgersi allo Zibaldone del Figlinesi (E. V .Figlinesi, Vecchie famiglie empolesi nell’inedito Zibaldone d’un capitolare, «Bullettino Storico Empolese», vol. 3, a. 7, n. 2, (1963), a. 8, n. 3 e n. 4, (1964) ricordo n. 776) o alla Storia di Empoli di Luigi Lazzeri (Empoli, Monti, 1873, p.128): «Messer Antonio di Giovanni da Empoli priore di santa Maria Maggiore e canonico fiorentino. 1447», senza aggiungere «brevi tempore», che non è scritto da nessuna parte e che deriva dall’errata traslitterazione di BTE (beate), come nel sito: https://www.dellastoriadempoli.it/bernardo-rossellino-fontebattesimale-1447. Sembra superfluo rilevarlo, ma, per decifrare frasi in latino, servirebbe conoscere almeno qualche rudimento di questa lingua.

Si presume che questo messer Antonio appartenesse alla famiglia Giachini o Giacchini di Empoli per la presenza nel piedistallo dello stemma di questa famiglia («Di rosso, al capro passante d’argento», secondo la  descrizione di Enrico Ceramelli Papiani, dalla quale figura araldica furono detti «del becco»), di origini empolesi, ma ormai, al momento della realizzazione del fonte, già radicata a Firenze, come si evince dalla presenza del predicato di provenienza «de Empulo», che non avrebbe senso se il nostro canonico (della chiesa metropolitana fiorentina e non della collegiata di Empoli) avesse vissuto ed operato nella nostra città. Questa famiglia, che si vuole imparentata con Giovanni di Andrea Malepa, pievano di Empoli dal 1467 al 10 nov.1492, si estinse nel 1649 dopo aver dato i natali ad un medico famosissimo, Leonardo di Andrea di Leonardo (1501-1547) e ad un alto prelato: Piero o Pier Antonio di Leonardo, canonico di Empoli e di Volterra, priore dello spedale degli Innocenti e vescovo di Ippona, morto il 15 maggio 1534.

L’ambiente a cui il fonte era destinato era il battistero della pieve di Empoli, in antico separato dalla chiesa stessa per il fatto che chi non aveva ancora ricevuto il battesimo non poteva dirsi cristiano ed accedere alla chiesa vera e propria; questo criterio perse importanza con l’andare del tempo e pertanto già qualche decennio dopo la realizzazione del fonte, l’ambiente che lo ospitava fu unito alla chiesa mediante la realizzazione di un corridoio.

Tornando ad Antonio di Giovanni da Empoli, sulla sua biografia ci soccorrono le brevi note di Salvino Salvini, che lo attribuisce senza incertezze alla famiglia Giachini e che lo pone, nella sua serie cronologica dei canonici della chiesa Metropolitana fiorentina, al 1440, anno in cui evidentemente conseguì il canonicato:  «piovano di san Giovanni in Greti, priore di santa Maria Maggiore, Nunzio e collettore generale apostolico in Toscana di Eugenio IV e di Callisto III, morto 1457 17 ottobre, riguardevole per pieta, zio cugino di messer Piero vescovo di Ippona» (S. Salvini, Catalogo dei canonici della Metropolitana fiorentina, Firenze 1782, pp.41-42). Sul conseguimento della carica di priore della chiesa fiorentina di santa Maria maggiore il 4 agosto 1435 per espressa volontà del papa, che fece dimettere a questo scopo il suo predecessore, ci informa invece Luca Boschetto, sulla scorta di un ricordo autobiografico della cerimonia di investitura lasciato dallo stesso Antonio da Empoli in un manoscritto dell’archivio del Capitolo di Firenze. Il Boschetto indaga in particolare sui rapporti di questi con Leon Battista Alberti e ricostruisce il tessuto di relazioni fra la corte pontificia ed il clero fiorentino nel periodo di permanenza a Firenze di papa Eugenio IV (circa 1434-37), che aveva proprio nella chiesa di santa Maria Maggiore uno dei principali punti di riferimento. (L. Boschetto, «Chi dubiterà appellare questo tempio nido delle delizie?». Leon Battista Alberti e Santa Maria del Fiore, in «Medioevo e Rinascimento»,21 n.s.18 2007, p.161).

Vanna Arrighi ©riproduzione riservata

Facebooktwitterby feather

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.