Problemi urbanistici nell’Ottocento empolese: dove fare uno spazio per il gioco del pallone?

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Il gioco del pallone – 3° parte

ASCE, Preunitario 515, 1837

Fin dalla fine del Settecento, la crescente popolarità del gioco del pallone ha spinto la comunità empolese a individuare uno spazio dove poter praticare questa attività in totale tranquillità, senza il timore di recare danni e incomodi ai proprietari delle abitazioni vicine, alimentando un interessante dibattito all’interno delle diverse amministrazioni che si sono trovate ad affrontare il problema. Varie – abbiamo visto – sono state le soluzioni proposte, tutte più o meno temporanee.

La necessità di avere un muro di appoggio per il rimbalzo della palla ha fatto privilegiare perlopiù spazi ricavati a ridosso delle mura castellane, in particolare quelle del lato orientale che nel pomeriggio offrivano riparo dalla luce del sole. In particolare i documenti ricordano la presenza di uno spazio adibito al gioco a ridosso dell’antica Porta Fiorentina, come testimoniato nel progetto redatto dall’ingegnere Lamberto Mei nel 1837 poco prima dell’abbattimento della stessa. A seguito dell’occupazione di questa area con il prolungamento di via del Giglio oltre le mura e la sistemazione del vecchio Campaccio – abbiamo visto – viene ipotizzata la realizzazione di una sorta di moderno sferisterio a ridosso del bastione mediceo delle mura, come indicato nel progetto Maestrelli del 1851. Quest’ultimo progetto rimase sulla carta e la complessa situazione politica degli anni successivi mise in secondo piano la sua attuazione.

La discussione intorno alla realizzazione di quello che viene ormai identificato semplicemente come il gioco del pallone viene ripresa soltanto nell’agosto del 1868 dal consigliere Antonio Salvagnoli, che si fa portavoce delle numerose istanze per la sua costruzione. Nel frattempo però , visti i cambiamenti intrapresi nell’assetto urbanistico cittadino, non era più pensabile utilizzare le immediate vicinanze del centro storico: come molte attività commerciali o che prevedevano grande partecipazione di popolo, anche gli eventi sportivi dovevano effettuarsi in aree apposite, di più facile accesso e gestione.

Viene quindi proposta dall’ingegnere Fucini la realizzazione di un locale da destinarsi al gioco del pallone nel «terreno di acquisto interposto fra la via dello scalo e lo stradone del ponte» dove trovò sistemazione la nuova piazza del mercato, grosso modo corrispondente all’odierna piazza Gramsci, a fianco di un edificio ad uso commerciale con «loggiato e botteghe. Anche stavolta il progetto non ebbe esito positivo analogamente ad una successiva proposta (1881) che prevedeva la sua costruzione «sull’area dell’antico ippodromo [area Palazzo delle Esposizioni, n.d.c.] di proprietà comunale […] perché fu ritenuta la meglio adatta all’uopo per essere la più appartata e la meno molesta per gli abitanti».

Pianta che dimostra la modificazione da introdursi nel piano generale edilizio di Empoli, ASCE, Postunitario, Ufficio Tecnico, 5, 1888

Sul finire del secolo il vorticoso susseguirsi di idee si concretizza in un’ultima iniziativa nel quadro della definizione del «piano edilizio di Empoli» che ipotizza, oltre alla sistemazione della ‘piazza della fiera’ (la futura piazza Guido Guerra), la realizzazione di un’area per il ‘giuoco del palloncino’ lungo il lato occidentale dello stradone del ponte come mostra la carta del dicembre 1888. Tra i sostenitori anche la neonata Società del giuoco del palloncino, antenata delle moderne società calcistiche locali.

Elisa Boldrini ©riproduzione riservata

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