Orti e palloni

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Torniamo a rileggere il nostro passato attraverso le vicende del pallone

Il tratto sud-orientale delle mura di Empoli, poi occupato dall’Ospedale di Empoli (1° metà XVIII secolo)

Abbiamo dedicato l’ultimo numero della nostra rivista ai giochi e alle feste pubbliche che si tenevano ad Empoli nel passato. Le pagine pubblicate condensano le tante informazioni reperite nel corso delle ricerche archivistiche, che spesso permettono di riportare alla luce in maniera del tutto fortuita episodi a volte poco rilevanti per la ‘grande storia’ ma molto utili a dare il senso della vita quotidiana del passato.

Scoprirli in questi giorni così particolari per la nostra comunità può essere di aiuto a superare il disagio della permanenza a casa offrendoci l’opportunità di riappropriarci un po’ del passato del nostro territorio.

Dal momento che il Regolamento Generale delle Comunità emanato dall’amministrazione lorenese rinnovò il divieto di praticare i diversi giochi con la palla nelle vie e piazze cittadine, sul finire del Settecento i giovani empolesi furono costretti a spostare i loro divertimenti negli spazi fuori delle mura che offrivano, tra l’altro, il muro di appoggio utile al rimbalzo del pallon grosso.

A farne però le spese furono gli orti ricavati nell’area del pomerio interno alle mura, soprattutto del lato di levante, più protetto dal sole nei caldi pomeriggi estivi. Ne è testimonianza una lettera parte del carteggio del Vicario Regio scritta da un gruppo di proprietari empolesi, tra cui figurano alcuni autorevoli rappresentanti della società locale, quali il canonico Luigi Lami e Gaspero Susini, imprenditore proprietario della tintoria di via Giudea (tratto meridionale dell’attuale via Ridolfi), e indirizzata all’auditore fiscale, che presiedeva il tribunale di giustizia fiorentino.

Riportiamo il testo della lettera, databile al 1783 e conservata nel nostro Archivio Storico Comunale (ASCE, Preunitario, Giusdicenti, 1056), certi di proporvi una immersione nella Empoli del passato densa di profumi e colori estivi. A corredo della lettera una bella immagine dell’Archivio di Stato di Firenze nella quale sono visibili gli orti muragliati presenti sul lato orientale della città.

«Ill.mo Sig. Auditore fiscale,

Il Dottor Cristofano Pandolfini, il canonico Luigi Lami, Francesco Poggini, Gaspero Susini, tutti della Terra di Empoli umilissimi servitori di V. S. Ill.ma si danno l’onore di umilmente rappresentarle, come dentro detta Terra e presso le mura della medesima per la parte di Levante ritengono, e possiedono un orto muragliato, in cui vi esistono infra le altre cose diverse piante di agrumi, gli vengono infinitamente danneggiati per il gioco del pallone eretto non è gran tempo fuori di dette mura, i gli danni però non derivano dall’entrare i palloni in detti orti ma bensì da chi viene a far ricerca dei medesimi, per farsi arbitrariamente leciti di scalare le mura senza usare la convenienza di chiederne le permissioni e le […] dimodoché ne segue, che desertano detti orti calpestando, cogliendo, mangiando, e portando via frutti, fiori e tutto altro, che vien loro alle mani, e nei primi del corrente mese di agosto 1783 fu in parte rotta nel giardino del medesimo la tettoia, che serve nell’inverno per tenere al coperto una pianta di cedri, e che mediante la caduta di materiali cagionò del danno a detta pianta, e ne gettò a terra più cedri immaturi, essendo anche precedentemente seguito lo stesso alle tettoie degli agrumi, come rilevasi dal referto stato presentato al tribunale di Empoli, che però gli osatori per mettersi in futuro al coperto di tali danni, che gli vengono cagionati non per l’entrata dei palloni in detti loro orti, ma bensì per lo scalarsi dalle mura dei medesimi, o dal pallaio [l’impresario che organizzava le partite, n.d.c.], o da quelli che esso si serve per mandare a farne ricerca.

Supplicano umilmente V. S. Ill.ma a degnarsi di porre a ciò riparo con ordinare al signor Vicario Regio di avere a sé il pallaio con intimargli di non farsi più lecito né lui, né i suoi mandati di scalare le mura di detti orti per andare a riprendere i palloni bensì di doverne chiedere le chiavi ed il permesso ai rispettivi padroni, altrimenti sarà egli corresponsabile di quei danni , che saranno cagionati in detti orti ed altresì proibirseli di non più mandare a farne ricerca ragazzi, che a truppe entrati, ed entrano […]».

Vi diamo appuntamento ai prossimi post per ulteriori approfondimenti su giochi e feste del passato.

©C. Papalini – E. Boldrini. Riproduzione riservata

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