Il volo del ciuco: parlano i documenti. Storia e leggenda – Parte seconda

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L'empoliere_volo del ciuco

La leggenda

Secondo una tradizione inveterata, che tuttavia non ha alcun fondamento, il volo del ciuco a Empoli avrebbe avuto inizio come sberleffo contro i Sanminiatesi nel 1397, all’indomani della fallita ribellione di questo comune al dominio della repubblica fiorentina, fallimento a cui gli Empolesi, ed in particolare tal Cantino Cantini da Monterappoli, avevano dato un notevole contributo.


La leggenda nacque nel secolo XVII e trovò subito un seguito pressoché unanime, anche fra l’élite colta della città. Si basava su un poemetto eroico-comico di Ippolito Neri (1652-1709), intitolato La presa di Saminiato, che si colloca all’interno di un filone letterario in voga nei secoli XVI-XVII.
Il Neri traeva spunto per il suo poema da un episodio realmente accaduto nel 1397, la riconquista di San Miniato da parte della repubblica fiorentina, con il concorso determinante dei soldati inquadrati nella lega d’Empoli, ma forzava volutamente il dato storico e lo arricchiva di aneddoti inventati appositamente per suscitare l’ilarità del pubblico.
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Il volo del ciuco: parlano i documenti. Storia e leggenda – Parte prima

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immagine volo del ciuco Per secoli a Empoli il volo del ciuco fu uno spettacolo popolare molto seguito, strutturalmente collegato, insieme alla processione e ad altre manifestazioni di contorno, alla festa del Corpus Domini. La festa nell’età preindustriale era un evento molto importante e carico di significati per gli abitanti di una comunità: offriva occasione di svago, ma anche l’opportunità di rinsaldare il senso civico e la consapevolezza di appartenere ad una comunità. La festa soddisfaceva il bisogno di evasione da una condizione umana precaria, dalla lotta per la sopravvivenza; era l’intervallo dalla quotidiana fatica del vivere, con atteggiamento ludico ma anche meditativo. Leggi tutto

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Quando a Empoli si leggeva la poesia oscena (malgrado la censura)

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Burchiello1A volte le ricerche svolte in archivio, a diretto contatto con i documenti, riservano sorprese. È quanto successo con il ritrovamento, all’interno delle carte delle cause criminali del podestà di Empoli nel 1597, di un foglio a stampa su cui sono riportate alcune poesie del Burchiello. Il documento faceva parte di una raccolta (riporta infatti anche un indice generale) ed è stato inserito nella filza degli atti processuali prima ancora del frontespizio.

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Carciofi, ova e arrosto sbiffe: la cucina empolese sotto Napoleone

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Programma del Maire d'EmpoliIl 20 marzo 1811 nacque a Parigi il figlio di Napoleone Bonaparte e di Maria Luisa d’Austria, l’erede tanto atteso dall’Imperatore che impose al nascituro il suo stesso nome e lo titolò “Re di Roma”. La nascita di Napoleone II fu un avvenimento di grande importanza, celebrato per tutto il territorio imperiale, dalla Francia sino all’Italia.

Anche a Empoli, su ordine e comunicazione del prefetto dell’Arno, il maire Busoni non mancò di dare disposizioni per la preparazione di adeguati festeggiamenti, in cui la comunità non si fece mancare nulla: processioni con fiaccolate, funzioni religiose, fuochi d’artificio. I documenti conservati presso l’archivio comunale di Empoli ci permettono di fare luce anche su un altro aspetto delle celebrazioni, che in questo frangente ci interessa più di altro: le portate della festa. Scorrendo il menu previsto per i giorni compresi tra il 26 e il 29 aprile, per gli accorrenti e i suonatori chiamati ad allietare le serate con musica e canti, possiamo infatti farci un’idea di che cosa si mangiava a Empoli sotto Napoleone. Balza subito all’occhio che le portate previste non solo prevedevano i prodotti tipici del territorio empolese, come il carciofo (all’epoca vigeva un vero sistema di consumo a chilometri zero) ma anche che tante di esse potrebbero non sfigurare affatto sulle nostre tavole durante le prossime festività natalizie. Leggi tutto

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L’elenco telefonico degli abbonati di Empoli nel 1931

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Elenco telefonico di Empoli 1931Nel 1931 a Empoli solo pochissime famiglie benestanti potevano permettersi il lusso di possedere un proprio allacciamento telefonico. Il telefono infatti, soprattutto se di colore bianco, era considerato all’epoca un vero e proprio status symbol, tanto da caratterizzare una precisa classe sociale e uno stile di vita agiato, protagonista di numerosi film prodotti durante il regima fascista.
L’opuscolo qui pubblicato è di grande interesse perché ci restituisce il quadro delle attività economiche e delle istituzioni presenti all’epoca a Empoli, consentendoci anche di gettare uno sguardo sulle famiglie più in vista della città. Leggi tutto

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