Alle origini della fotografia. Studi fotografici a Empoli tra XIX e XX secolo. Raffaello Dringoli

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Raffaello Dringoli, Ritratto di giovane, ante 1893 (ASCE, Fondo Vannucci Zauli
Raffaello Dringoli, Ritratto di giovane, ante 1893 (ASCE, Fondo Vannucci Zauli)

Probabilmente non tutti sanno che Empoli ha ricoperto un ruolo importante nella storia della fotografia professionale dell’epoca successiva al collodio reggendo il confronto con città come Milano e Roma. Da oggi inauguriamo una serie di appuntamenti che permetteranno di conoscere il pionieristico lavoro dei primi fotografi empolesi. Cominciano con Raffaello Dringoli, produttore di materiali per la fotografia e tra i primi fotografi attivi a Empoli alla fine del XIX secolo.

 

Come è facile oggi scattare una foto e condividerla in tempo reale con un’infinità di followers? L’avvento del digitale, il web e le moderne tecnologie informatiche hanno ampliato ulteriormente la diffusione della fotografia più di quanto non lo fosse alla fine del secolo scorso.

Ma se oggi, nella bulimica produzione di immagini che caratterizza la nostra società, basta premere un tasto ‘virtuale’ dal nostro smartphone o tablet per fermare un momento che riteniamo indimenticabile e metterlo a disposizione di una comunità quasi illimitata, occorre ricordare che non è sempre stato così. I nostri avi dovevano infatti confrontarsi con supporti fotosensibili in vetro o metallo, macchine da ripresa decisamente poco portatili e carte da sottoporre a complessi bagni di acidi e lenti processi di asciugatura. Una pratica quella fotografica, dunque, sospesa tra chimica e arte, che ha faticato non poco per divenire alla portata di tutti.
Probabilmente non tutti sanno che Empoli ha ricoperto un ruolo importante nella storia della fotografia professionale dell’epoca successiva al collodio reggendo il confronto con città come Milano e Roma.

 

Allo stato attuale delle ricerche le origini dell’attività fotografica a Empoli rimandano alla figura di Raffaello Dringoli, di cui è stato possibile rintracciare un esiguo numero di foto e lastre di sua produzione. Originario di Lucignano d’Asso, in provincia di Siena, Dringoli si trasferì nell’empolese dove si dedicò all’agricoltura amministrando «i beni rurali de’ Bartolommei, degl’Incontri, dei Boutorlin e dei Gherardesca» per poi appassionarsi alla chimica «con slancio e ferma volontà», come ricordò Vittorio Alinari nel necrologio del fotografo. Come agronomo fu il probabile autore di alcune conversazioni agricole contenute nel Manuale di agricoltura pratica ad uso delle scuole rurali pubblicato dall’editore Agnelli di Milano nel 1886.
Di lì a poco – narra ancora Alinari – Dringoli «riuscì ad impiantare ad Empoli una fabbrica di lastre al bromuro di argento che gli avrebbe dati prodotti anche migliori se fin dal principio egli vi si fosse esclusivamente dedicato». In qualità di produttore di materiali per la fotografia partecipò nel 1887 alla prima esposizione nazionale di fotografia di Firenze presentando alcune prove dimostrative di «lastre sensibili alla gelatina-bromuro usuali ed ortocromatiche». A partire dal 1890 risulta iscritto alla Società Fotografica Italiana, nata poco prima in seno all’esposizione fiorentina e diretta dallo scienziato Giorgio Roster. Il nome di Dringoli ricorre più volte all’interno dei fascicoli dei primi anni ’90 dell’Ottocento del «Bullettino della Società Fotografica Italiana» accanto alle ditte più affermate in campo internazionale per la produzione di materiali per la fotografia, come Lumière e Monckhoven: nella ditta empolese e poche altre è riposta la speranza che l’Italia possa affrancarsi dalla dipendenza dall’estero per la fornitura di questi prodotti. I giudizi intorno alla qualità della produzione di lastre e carte emulsionate del Dringoli sono lusinghieri: la ditta è ricordata tra i fornitori italiani nel diffuso Manuale pratico di fotografia alla gelatina-bromuro d’argento del Gioppi (Livorno 1887). Lastre e carte aristotipiche sono usate con successo nelle sperimentazioni micro e telefotografiche del Roster e nei famosi ritratti del fiorentino Mario Nunes Vais.

Marchio dello studio fotografico Raffello Dringoli, verso foto precedente.
Marchio dello studio fotografico Raffello Dringoli, verso foto precedente.

Come testimoniano i ritratti finora rintracciati, Dringoli gestiva oltre allo stabilimento di produzione anche uno studio fotografico, di cui non è stato possibile al momento identificare l’ubicazione.
Raffello Dringoli muore a Empoli nel luglio del 1893 all’età di 54 anni.

 

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