La storia delle forze di polizia a Empoli – Parte prima

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Pubblichiamo l’interessante lavoro di Roberto Boldrini (che ringraziamo) frutto delle sue personali ricerche sulla storia delle forze di polizia a Empoli prima e dopo l’Unità.

 

L’interesse per un corretto svolgimento della vita economica urbana in termini di polizia fu già un cardine del programma di riforme del granduca Pietro Leopoldo alla fine del Settecento. Si dovettero attendere tuttavia gli anni Quaranta dell’Ottocento per avere a Empoli una raccolta organica di disposizioni in materia di polizia locale. Il Regolamento di Polizia Municipale per la Terra di Empoli e disposizioni circa alle occupazioni, confermato dal rescritto granducale del 9 febbraio 1842, andò infatti in vigore immediatamente dal 1° aprile seguente. Con il successivo Regolamento di Polizia del Granducato del 22 ottobre 1849, il percorso verso la nascita delle guardie municipali nelle comunità del Granducato venne ulteriormente delineato.

L’articolo 50 del Regolamento elencò in questa forma le forze a disposizione di Governatori, Prefetti e Sotto-Prefetti e Delegati di Governo, che comprendevano:

Guardia Civica
Gendarmeria
Cacciatori Volontari di Costa e di Frontiera
Guardia di Finanza
Pompieri
Guardie Comunitative
Truppe Imperiali e Regie

Tre anni dopo fu invece pubblicato il Regolamento delle Guardie Municipali, che nel suo primo articolo ne precisava il compito primario: «d’invigilare non tanto sulla osservanza dei regolamenti di Polizia Municipale, oggetto primario della loro istituzione, quanto ancora sulla sicurezza delle proprietà urbane e rurali, delle raccolte e dei prodotti della terra». L’autorità di pubblica sicurezza era rappresentata dalla Gendarmeria, della quale, «se ne ricorra urgente bisogno», le Guardie Municipali potevano chiedere il «sussidio». Con questo secondo Regolamento emerse da subito la centralità degli organi di governo locale in questo settore. Ai consigli comunali spettava infatti la nomina e il numero delle guardie municipali e la decisione sul loro numero, salvo l’approvazione dell’autorità governativa. Le guardie avevano l’obbligo di corrispondere al Gonfaloniere, principale autorità amministrativa delle comunità toscane, un rapporto settimanale. L’articolo 16 stabilì la procedura degli arresti, limitandoli ai casi di flagranza o «quasi flagranza», in seguito ai quali compito delle Guardie era consegnare il malfattore «al Picchetto della Gendarmeria che traduce di fronte al Pretore Criminale». Infine l’articolo 18 fissò che «Nelle trasgressioni punite con pena semplicemente pecuniaria eserciteranno anche le Guardie Municipali funzioni di polizia giudiziaria, ed i loro Processi verbali faranno fede del loro contenuto fino a prova contraria».

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Il 12 aprile 1851 il consiglio della comunità di Empoli nominò Pietro Frosini “ispettore addetto”. Il 15 gennaio 1853 il gonfaloniere propose di armare l’ispettore ed il consiglio condivise la proposta, mentre il 31 luglio 1855 l’ispettore chiese al consiglio di provvedere ad una uniforme; infine il 28 settembre 1858 l’ispettore fu dotato di un berretto. Anche dalla documentazione posteriore si può comprendere che Frosini fu l’unica guardia fino alle soglie dell’Unità d’Italia, poiché il 28 settembre 1859 il Consiglio confermò nel servizio una «Guardia Municipale provvisoria» che lo sostituisse temporaneamente. Questo rapido succedersi di fatti non deve far perdere di vista gli svolgimenti che le riforme granducali produssero anche nelle altre comunità.

 

 

Altri riflessi a livello locale emersero infatti negli anni seguenti. Il 4 agosto 1854 fu promulgato il Regolamento per la Guardia di Polizia Municipale del Comune di Firenze. A capo dell’istituzione venne posto un Ispettore, agli ordini del quale servivano 2 caporali e 20 guardie. Il Regolamento fissò con precisione le caratteristiche dell’uniforme e stabilì che l’armamento consistesse di una carabina e di una sciabola.
L’esempio di Firenze probabilmente fu imitato dalle più importanti comunità della Toscana, tanto è vero che nello stesso anno anche la comunità di San Miniato si dotò di un Regolamento di Polizia Municipale secondo il quale il «servizio» sarebbe stato svolto dai «Grascieri», da un ispettore e da 4 guardie comunali. È degna di attenzione la permanenza tra le figure istituzionali, ancora a metà del secolo scorso, dei «Grascieri», le cui funzioni relative al controllo dei mercati e, più in generale, a compiti legati alla vendita, acquisto e approvvigionamento delle cibarie, erano previste sin dagli statuti comunali del Medioevo. Le forme di disciplinamento e di controllo, sanciti secoli prima, mostravano dunque un’efficacia di lunghissimo periodo nell’importante ambito della prevenzione dei reati minori.

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