Aspettando Becuccio. Appuntamento al Museo del vetro di Empoli, 31 marzo 2017

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Andrea del Sarto, Pala di Gambassi, Firenze – Galleria di Palazzo Pitti (fonte: Wikipedia)

Nell’attesa di conoscere le ultime novità in merito all’inedita ricerca che Franco Ciappi e Silvano Mori, della Società Storica della Valdelsa, stanno portando avanti intorno alla figura del famoso vetraio gambassino noto come Becuccio bicchieraio – i cui primi risultati saranno anticipati nell’incontro di venerdì prossimo al Museo del Vetro di Empoli – proviamo a solleticare la curiosità dei nostri lettori recuperando qualche notizia intorno a questo personaggio.

Becuccio bicchieraio è noto agli storici dell’arte perché ricordato per ben due volte nelle Vite del Vasari: innanzitutto quale committente della famosa Pala di Gambassi realizzata da Andrea del Sarto, «amicissimo suo», per il convento delle monache benedettine dei Santi Lorenzo ed Onofrio, appena fuori del castello – appunto – di Gambassi, nella cui predella «ritrasse al naturale esso Becuccio e la moglie», quindi nella Vita del Pontormo che – a detta di Vasari –«ritrasse in uno stesso quadro due suoi amicissimi: l’uno fu il genero di Becuccio bicchieraio et un altro del quale parimenti non so il nome». La maestosa pala di Andrea del Sarto, databile al 1527-28, si conserva oggi nella Galleria Palatina di Firenze, mentre la coppia di ritratti della predella è stata identificata da Alessandro Conti con i due ritratti sarteschi dell’Art Institut di Chicago (A. Conti, Andrea del Sarto e Becuccio bicchieraio, «Prospettiva», 33-36 (1983-1984). Pp. 161-165). Il doppio ritratto del Pontormo ricordato nella vita del Carrucci si ritiene che debba identificarsi con quello della Fondazione Cini di Venezia, che recentemente è stato esposto alla mostra che Palazzo Strozzi ha dedicato al pittore pontormese e al suo comprimario, Rosso Fiorentino, Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della ‘maniera’ (Firenze, Palazzo Strozzi 8 marzo – 20 luglio 2014).
Ne emerge, dunque, come già sottolineato da Alessandro Conti, che per primo ha riportato l’attenzione sul nostro Becuccio identificandolo con quel «Domenico di Jacopo di Mattio o Maffio da Gambassi, bicchieraio al canto de’ Ricci» a Firenze, la figura di un artigiano e imprenditore che vantava amicizie, se non addirittura parentele, con alcuni dei maggiori esponenti della cultura figurativa fiorentina prima del famoso sacco del 1530. L’importante committenza sottolinea tra l’altro il successo economico e il prestigio sociale raggiunto dal vetraio gambassino, mentre il Doppio ritratto di amici del Pontormo suggerisce la vicinanza ad ambienti repubblicani, a cui Carlo Sisi ha ricondotto i due giovani raffigurati nel dipinto identificati appunto come ferventi sostenitori della fazione antimedicea (C. Sisi, in L’officina della Maniera. Varietà e fierezza nell’arte fiorentina del Cinquecento fra le due repubbliche 1494-1530, catalogo della mostra Firenze, Galleria degli Uffizi 1996-1997, Venezia 1996, pp. 296-297).

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Andrea del Sarto, Becuccio bicchieraio, Edimburgo – National Gallery of Scotland (fonte: Wikipedia)

Sempre Andrea del Sarto fu autore di un altro ritratto del nostro Becuccio, conservato oggi alla National Gallery of Scotland di Edimburgo. L’opera appare ancora più interessante in quanto riproduce alcuni oggetti in vetro, una fruttiera ed una caraffa, emblematici della professione del personaggio ritratto, tali da confermarne l’identificazione.
Tali oggetti rappresentano, inoltre, un’importante testimonianza figurativa dell’alta qualità della produzione vetraria rinascimentale, non solo di mano dell’artigiano di Gambassi ma, più in generale, delle maestranze valdelsane.
Il movimento migratorio dei bicchierai e dei fiascai valdelsani interessò anche Empoli dove fra ‘400 e ‘500 abbiamo notizie di vetrai attivi con bottega e fornace; le notizie si fanno più sporadiche nel corso del ‘600 ma permane costante la notazione sulla provenienza dei vetrai da Gambassi o da Montaione. Nel corso del ‘700 parte dell’attività vetraria empolese è appannaggio prima di imprenditori fiorentini e poi del savonese Domenico Levantino, nella vetreria del quale si registrano ad inizio ‘800 approvvigionamenti di materiali necessari per la produzione del vetro provenienti da Montaione e da Gambassi. Ancora sullo scorcio del XIX secolo nella Vetreria Del Vivo, produttrice di fiaschi e contenitori in vetro verde, lavorano maestranze valdelsane.
Il legame con la Valdelsa perdurerà anche nell’età contemporanea: a fronte dell’estinzione dell’attività vetraria nei luoghi d’origine, i nuovi impianti vetrari industriali sorti a valle, nei maggiori centri abitati e vicino alla linea ferroviaria – a Empoli, principale centro di produzione vetraria in Toscana; in Valdelsa a Poggibonsi, Certaldo e Castelfiorentino; nel Valdarno a Pontassieve e Figline – raccoglieranno e svilupperanno in chiave industriale la plurisecolare arte toscana del vetro soffiato ad uso di contenitore di cui il fiasco è simbolo e massima espressione. Lo spostamento per le campagne lavorative dei “fiascai” e dei “bufferinai” nelle vetrerie “a vetro verde” della regione, ma anche  in Umbria, alto Lazio e Liguria, consolida fino ai nostri giorni l’antica pratica di spostamento o migrazione delle maestranze del vetro toscane.

 

Appuntamento dunque, venerdì 31 marzo al Museo del Vetro di Empoli, alle 17,30

Elisa Boldrini, Stefania Viti© riproduzione riservata

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