Save the date! 10 febbraio 2017. Presentazione del nuovo numero della rivista Quaderni d’Archivio. Protagonista l’Arno

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Non poteva essere altrimenti. Nell’anno del cinquantesimo anniversario della tragica alluvione che il 4 novembre 1966 colpì Firenze e gran parte del Valdarno, la redazione di Quaderni d’Archivio ha voluto dedicare la parte monografica della rivista all’Arno, indiscusso protagonista delle innumerevoli iniziative che negli ultimi mesi del 2016 hanno rievocato quei dolorosi momenti.
I saggi raccolti nel nuovo numero della rivista dell’Associazione Amici dell’Archivio Storico di Empoli, Governare l’Arno. Uso delle acque e interventi di regimazione tra XV e XVIII secolo, non sono dedicati all’alluvione del 1966 ma partono da quell’evento per indagare – come ha sottolineato V. Arrighi nell’introduzione – «aspetti e momenti diversi della “politica delle acque” messa in atto nella nostra zona in vari momenti del nostro passato», facendo il punto sugli studi intorno all’uso delle acque fluviali nel nostro territorio.

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La professoressa Romby ha ripercorso i numerosi interventi di regimazione del corso del fiume che dal XVI secolo sono stati attuati per difendere il territorio empolese dalla forza delle acque e favorirne la navigabilità e lo sfruttamento economico. Il testo è arricchito da un breve ma interessante repertorio di piante e disegni dell’Archivio Comunale empolese e dell’Archivio di Stato di Firenze che documentano gli interventi attuati sull’Arno e sull’Orme nel corso dei secoli.
Paolo Santini ha riletto uno degli interventi che più hanno modificato il paesaggio fluviale della campagna empolese, il ‘taglio’ dell’Arno a Limite, alla luce di nuovi documenti archivistici, come la relazione dell’ingegnere pratese Girolamo di Pace e il carteggio relativo alle operazioni di colmata del vecchio letto del fiume, preliminari alla realizzazione della fattoria granducale della Tinaia.
Franca Bellucci con il suo 
Gore (improprie) pone l’accento sul rapporto uomo – territorio, ancora oggi assai difficile e problematico, rileggendo l’antropizzazione della riva sinistra dell’Arno nelle sue diverse tappe – bonifica del ramo meridionale dell’Arno e formazione del quartiere intorno all’odierna piazza Matteotti, occultamento del Rio dei Cappuccini – quali segni di un uso del territorio finalizzato alla realizzazione di una certa idea di città, in questo caso l’Empoli borghese, decorosa e moderna di fine Ottocento.
La presenza dell’Arno ha rappresentato, però, anche un’importante risorsa per gli insediamenti lungofiume, essenziale per lo sviluppo di attività manifatturiere che utilizzavano le acque nelle diverse fasi di lavorazione, quali ad esempio le concerie e le tintorie. Gabriele Beatrice e Elisa Boldrini hanno proposto una prima indagine sullo sviluppo di queste attività proto-industriali che insieme alla tessitura e al commercio hanno avuto un ruolo trainante nell’economia empolese di epoca moderna puntando l’attenzione, attraverso i documenti di archivio, sulle problematiche dell’impatto ambientale di queste manifatture e, più in generale, sulla questione dell’igiene urbana pre-ottocentesca.
Sempre nell’ambito dello sfruttamento delle acque a fini ‘industriali’, Daniela Fattori ha recuperato notizie interessanti sulla presenza, ancora a inizio Ottocento, di mulini natanti attivi in Arno tra Empoli e Vinci.
Infine, Chiara Papalini ci fornisce i primi dati del lungo lavoro di riordino e schedatura dell’archivio degli ex Consorzi idraulici riuniti di Empoli, in deposito conservativo presso il nostro archivio comunale, che, ereditando le competenze delle settecentesche Imposizioni, a partire dall’unità d’Italia si sono occupati dei lavori ai canali demaniali e alle acque pubbliche del territorio empolese.

La seconda parte della rivista raccoglie contributi di varia natura. Innanzitutto una ricerca di Vanna Arrighi intorno ad un registro contabile di metà Cinquecento, conservato nell’archivio della Collegiata di Sant’Andrea, relativo ai beni che Ordine di Malta possedeva nella località di Cerbaiola, amministrati dal commendatore Niccolò Vespucci, lontano parente del più famoso Amerigo. Chiudono la rivista gli interventi di Stefania Terreni, Andreina Mancini e Giuliano Lastraioli che hanno animato l’incontro di un anno fa sull’intellettuale empolese Emilio Mancini (1883-1947), promosso dalla nostra Associazione in collaborazione con la Società Storica della Valdelsa nell’ambito dei Venerdì in archivio. Protagonista della vita culturale cittadina, e non solo, per oltre un trentennio, Emilio mancini fu tra gli animatori de «Il Piccolo Corriere del Valdarno e della Valdelsa» e direttore della «Miscellanea Storica della Valdelsa». La figlia Andreina ne traccia un breve profilo biografico, mentre all’avvocato Lastraioli è lasciato il compito di ricostruire la tempèrie culturale nel quale è maturata l’esperienza intellettuale di Mancini.

La rivista sarà presentata al pubblico presso il Museo del Vetro di Empoli da Fausto Berti e Paolo Gennai.

 

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