La villa del Cotone in Valdorme (2° parte)

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Villa Il Cotone attuale2
La villa del Cotone in Valdorme in una foto attuale

Il complesso immobiliare
La prima e pressoché unica descrizione analitica della villa del Cotone è contenuta nella portata di Doffo Spini (nipote di Scolaio, che l’aveva comprata nel 1385) al Catasto del 1427:
“ Un podere chon casa da ‘llavoratore e da signiore chon 2 torri, l’una grande e merlata e inbeccatellata e murata di pietra e mattoni e l’altra più bassa di terra con chanti di mattoni e in parte fatta di mattoni, drentovi la cholombaia, con una corte grande e una piccola e volta e stalla e una piccola cisterna e una loggetta e forno e altri abituri e chase basse da lavoratori, con terre lavoratie e vignate e arborate, con alquanti mazochi e ulivi, posta a monte e a piano, luogo detto il Cotone… e posto nel popolo di san Iachopo a Bagnolo, chomune di Puntormo, luogho detto il Chotone chon più pezi di terra; [confini] da I (dalla parte di verso Piazzano) Marzo di Dino Puccini Andreotti, overo l’erede di Giovanni delli Spini e altri; a II via; a III fiume d’Orme; a IV la chiesa di san Iachopo a Bagniuolo; con XVI pezi di terra (questi pezzi di terra con la maggior parte della proprietà sono nel chomune di Puntorme e parte nel chomune d’Empoli).
Lavoravano nella proprietà quattro famiglie di mezzadri, ridotte a tre nel 1430. La rendita annua della proprietà, calcolata sulla sola parte padronale era la seguente:
Grano: moggia 6 e mezzo staio (il moggio valeva circa 8 litri e ¾); lo staio era circa l’ottava parte del moggio)
Spelda: staia 10 e mezzo
Orzo: staia 14
saggina: staia 6
panicho: staia 17
Vino: cogna 8 e barili 5 (il cogno valeva 10 barili)
Vi tengono 3 paia di buoi e 2 asini.

Dopo il Catasto del 1427, nuove portate furono effettuate dapprima a cadenza triennale e poi con intervalli sempre più lunghi, fino all’ultima del 1480 quando il Cotone aveva già cambiato proprietario, ma le descrizioni che se ne danno diventano sempre più generiche: si dice soltanto un podere con casa da signore e case da lavoratori, senza minimamente accennare alle caratteristiche della costruzione, che certamente nel secolo XV poteva vantare un’assoluta originalità con le due torri ed il doppio cortile, il portico ecc. Le case da signore nel secolo XV erano molto diffuse nella campagna toscana: ne esistevano quasi quante case coloniche, in quanto il sistema della mezzadria implicava una presenza frequente del proprietario sul podere per sorvegliare le coltivazioni e di raccolti; ma si trattava nei casi normali di poche stanze ricavate nella stessa casa colonica, in quanto l’abitazione del proprietario rispondeva al criterio della massima funzionalità ed economicità, concedendo poco all’eleganza ed ai preziosismi architettonici. Le cose cambiarono progressivamente nel secolo successivo, per un concorso di fattori: la crisi generale dei commerci e delle attività manifatturiere; il progressivo distacco del ceto dirigente fiorentino da queste attività e la sua contemporanea trasformazione in un ceto di redditieri, che investiva il capitale accumulato in proprietà immobiliari e attività creditizia; ciò faceva sì che avessero molto più tempo da trascorrere in campagna, anche per il progressivo e contemporaneo distacco dalla politica, a motivo della trasformazione in senso monarchico del governo fiorentino; l’aristocraticizzazione dei costumi e della mentalità che induceva a trasformare le case di campagna da edifici funzionali all’immagazzinamento dei prodotti e all’ospitalità, frequente ma breve, del proprietario in luoghi di delizia, in cui inviate ospiti, organizzare conviti e battute di caccia, accogliere visitatori forestieri, organizzare spettacoli, ecc. Sotto la spinta di questi fattori, le case da signore nella campagna toscana si arricchiscono di preziosismi architettonici, di ambienti consoni alla socialità, come salotti da ricevimento, giardini progettati da architetti, opere d’arte e arredi lussuosi; inoltre, grazie alla nuova sensibilità religiosa diffusa dalla riforma cattolica, molte di queste case, che ora potremmo più propriamente chiamare ville, si arricchiscono di una cappella privata. E’ il caso anche di questa del Cotone, di cui abbiamo la più antica raffigurazione cartografica in due piante, contemporanee fra loro, appartenenti a quella straordinaria collezione cartografica denominata “piante dei popoli e strade” dei Capitani di Parte Guelfa, risalente agli anni 80 del ‘500 e conservata all’Archivio di Stato di Firenze. La proprietà del Cotone, grazie alla sua posizione, all’incrocio di tre popoli, è presente in due di queste piante: in quella del popolo di san Donato in Valdibotte, al quale apparteneva l’edificio e che – evidentemente – aveva sostituito come nome ed intitolazione quello di sant’Iacopo a Bagnolo, che dopo i Catasti del secolo XV non troviamo più menzionato, ed in quella del popolo di san Lorenzo a Monterappoli, con cui confinava lungo il torrente Orme. Nella prima di queste piante la villa è raffigurata in pianta di forma quadrata, circondata da una specie di fossato, mentre sulla sinistra si dipartono gli annessi (scuderie). Nella seconda pianta viene dato invece il profilo della facciata lungo la riva dell’Orme con la merlatura ed i beccatelli che abbiamo visto già descritti nella portata catastale del 1427 e che evidentemente dovevano essere molto antichi e rimandano ad una probabile originaria funzione militare dell’edificio.
Nelle due piante sopramenzionate la tratteggiatura dell’edificio del Cotone è molto schematica, in quanto doveva servire solo come punto di riferimento topografico del territorio circostante e pertanto non possiamo chiedergli molti particolari sulla struttura vera e propria. Più eloquente in questo senso è un inventario di arredi e masserizie contenute nella villa redatto nel 1622, nel giorno della morte di Carlo Strozzi, all’atto di assunzione dell’amministrazione del suo patrimonio da parte del magistrato dei Pupilli, di cui si è già parlato. Questo inventario era finalizzato a stabilire il valore dei mobili e delle suppellettili e pertanto descrive molto genericamente l’aspetto esteriore dell’immobile (Villa del Cotone, posta nel popolo di san Donato Valdibotte, podesteria di Empoli, col palazzo, habitatione da signore, horti, giardino, cappella, salvatico, vitato, con un poco di terreno lavorativo e colombaia et altre appartenenze, con n.6 poderi), ma ci dà il numero e l’articolazione dei vari ambienti, da cui è possibile fare delle deduzioni: la villa si articolava in
1) una camera con camerino (ambiente di servizio in cui trovavano posto il lavamano, l’attaccapanni, gli orinali ecc.),
2) la “camera della loggia”,
3) l’anticamera della torre, con camera in cui dormiva la serva e camerino annesso,
4) il salone grande,
5) la cucina sopra alla camera della loggia,
6) la stanza dell’olio,
7) il forno,
8) il granaio sopra il salone,
9) la camera del giardino con relativo stanzino,
10) il salotto al lato alla camera del giardino,
11) la camera verso il bosco, con relativo stanzino,
12) un’altra camera sopra alla camera del bosco, con il suo stanzino ad uso di guardaroba,
13) la prima camera alta al lato al guardaroba,
14) la seconda camera di sopra,
15) l’andito per andare alla scala,
16) la cucina da basso,
17) la cantina da basso,
18) la tinaia, la stalla, la dispensa da basso, al lato alla scala, la tinaia di verso il bosco, il cortile sotto la loggia, il pozzo e la cappella.
Leggermente diverso, ma parimenti generico e apparentemente confuso l’ elenco degli ambienti dato da un altro documenti quasi contemporaneo: un inventario di masserizie del Cotone rimaste invendute, dopo una prima tornata di vendite effettuata nel 1633-34. In questo secondo documento i locali della villa sono così indicati:
1) Il salone
2) il camerone
3) la camera della loggia
4) la camera della torre
5) la camera sopra la torre
6) la cucina di sopra
7) il granaio
8) la camera del bosco
9) il salotto
10) la camera del giardino
11) la stanza sopra il salotto
12) la camera sopra il bosco
13) la camera del salotto
14) la cucina da basso
15) la cantina.

I poderi erano allora sei, di cui si danno anche i relativi nomi:
1) il mulino
2) la foglia
3) il prato
4) Corniola
5) Ragnaia
6) Orme.

La villa ed i sei poderi furono valutati nel 1626 18 milioni e 883 scudi.
I poderi erano diventati 18 ed avevano cambiato quasi tutti nome o erano diversi nel 1831, alla morte della baronessa Virginia Del Grillo:
1) Orme
1) Ragnaia
2) Nuovo
3) Bagnolo
4) Rosai
5) Torre
6) Montaioncino
7) Piazzanino
8) Pratella
9) Ponzano
10) Bussotto
11) Villa
12) Prato
13) Paterno
14) Corbinaia
15) Colombaia
16) Pallerino
17) Colle.

Vanna Arrighi

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