Chi pagava i festeggiamenti in onore di S. Andrea?

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Il contributo delle Arti e dei mestieri alle feste patronali del 1460

La facciata della Collegiata di S. Andrea a Empoli [fonte Wikipedia]

Le origini della festa di Sant’Andrea (novembre), come santo titolare della chiesa principale di Empoli e patrono del castello, si perdono nella notte dei tempi, ma la menzione più antica che sono riuscita a trovare non risale che al 1377 quando il governo fiorentino, nel corso della guerra contro papa Gregorio XI, poi detta “degli Otto santi”, promosse un censimento della capacità contributiva degli enti religiosi della città e del dominio.

Nella “portata” relativa alla pieve di Empoli, oltre all’inventario dei beni immobili posseduti, si elencano anche le voci di spesa fissa annuale, tra le quali: “la festa di sancto Andrea e la vigilia, che’cci interviene tucto ‘l pivieri, e’religiosi e’chonsoli del chomune d’Empoli e’l podestà. In questi dua dì … si fa dua desinari spendendo ongn’anno fiorini…”.

S. Andrea apostolo in una vecchia foto Alinari, pannello laterale del Tabernacolo del Sacramento, Francesco Botticini, Empoli Museo della Collegiata di S. Andrea [fonte: fototeca Fondazione Zeri, Università di Bologna]

Il clero della pieve si accollava quindi la spesa di due banchetti, cui intervenivano il clero del piviere, i frati, il podestà e le autorità del comune; in cambio il comune faceva un’offerta in cera e fiaccole, di valore variabile, destinate a solennizzare le funzioni religiose e la processione.

È da almeno il 1416 che è documentata una pubblica sottoscrizione da parte delle arti e mestieri cittadini per contribuire alle spese della festa, che assume così le caratteristiche della “festa civica”, capace di coinvolgere nella sua organizzazione la quasi totalità degli abitanti. Tale contributo, non volontario ma obbligatorio, dava origine ad un ruolo fiscale o “dazzaiolo”, esattamente come le varie imposte dirette pagate dagli abitanti e, come queste, veniva riscosso dal camarlingo (tesoriere) del comune che, in caso di inadempienza, poteva valersi della corte del locale podestà.

Tali dazzaioli, stilati anno dopo anno, rendono un’idea abbastanza precisa della composizione delle forze produttive di Empoli, ma purtroppo ne è giunto fino a noi un numero irrisorio. Proponiamo qui quello relativo all’anno 1460[1], in cui gli artigiani ed i liberi professionisti sono raggruppati secondo l’Arte di appartenenza, ma poi tassati in misura variabile, a seconda della capacità contributiva che al camarlingo era nota, in quanto il centro abitato era piccolo e tutti si conoscevano tra di loro. In quattro casi si rinuncia a riscuotere probabilmente per manifesta mancanza di mezzi. Per i vinattieri, poiché esisteva un’organizzazione di mestiere a livello locale, è l’Arte stessa e non i singoli membri a sborsare il contributo per la festa.

“Adì primo dicenbre 1460
Entrata della tassa delle botteghe e trafichi.
      Medici e speziali e barbieri
Da m° Giovanni di maestro Lodovicho da Siena, soldi 8
Da m° Giovanni di Cello, soldi 8
Da Pagolo di Guglielmo, soldi 6
Da Antonio di Lorenzo da Palaia, soldi 5
Da Michele da Granaiolo, soldi 4
Da Lionardo Giachini, soldi 8
Da Nanni di Meo da Marcignana, soldi 5
Da Simone di Nanni barbiere, soldi 4
Da Giorgio merciaio da Firenze, soldi 4
Da Antonio di Nanni Giglio, soldi 6
Da Masolino d’Andrea, soldi 3
Da Bastiano di Lazaro, nulla

   Lanaiuoli
Da Piero di Salvadore, soldi 8
Da Piero Baccelli soldi, 4
Da Giuliano di Nicholaio, soldi 8
Da Simone di Marco, soldi 8
Da Gherardo da Chammiano, soldi 4
Da Ricco di Nanni, soldi 8
Da Stefano di Nanni, soldi 3

     Ritaglatori e pelliccai
Da Mariotto d’Antonio, soldi 8
Da Bartolomeo di Biagio, soldi 8
Da Andrea di Giovanni, soldi 8
Da Piero di Benedetto
Da Giovanni di Matteo Racchi, soldi 6
Da Michele d’Orso, soldi 4
Da Giuliano di Lemmo, soldi 4
Da Taddeo di Girolamo, soldi 8

      Fornai
Chimento d’ Antonio, soldi 4
Giuliano di Iacopo, soldi 4

   Becchai
Francesco di Piero, soldi 8
Matteo Nardi, nulla

    Tessitori
Cristofano da Melano, soldi 4
Antonio di Nanni, Lozzi soldi 3
Giovanni Zazzerini, soldi 4
Lomo di Pietro, soldi 3 denari 4
Beltramo lonbardo, soldi 2 denari 

     Chalzolai
Filippo di Ferrino, soldi 8
Toto di Ceo, soldi 6
Michele di Mellone, soldi 3
Nicholo di Lunigiana, soldi 4
Michele di Lunigiana, soldi 4
Michele di Andrea, soldi 6
Giovanni di Ghuido, soldi 6
Domenico di Ghante, soldi 4
Meo di Nicholo, soldi 4
Brunetto, nulla

   Legnaiuoli, fornacai, muratori
Giovanni di Chele, soldi 4
Biagio di Simone mugnaio, soldi 2
Panzano, soldi 4
Andrea di Antonio Foggia, soldi 6
Domenico di Santino, soldi 4
Nicholo di Giovanni bastiere, soldi 5, promesse per lui Papi Brogiotti

   Pizzichagnoli
Bartolomeo d’Ugho, soldi 4
Giovanni di Bartolo tra’ legnaiuoli
Domenico Patani, soldi 8
Giovanni d’Orso, nulla

    Vinattieri
Dall’Arte de’ vinattieri, soldi 22

Vanna Arrighi  ©Riproduzione riservata


[1] Si conserva in Archivio della Chiesa Collegiata di Sant’Andrea, Opera di sant’Andrea, serie I, n. 1, cc. 5v. e sgg. E’ stato parzialmente pubblicato in O. POGNI, Il Cardinale F. Nerli, Arcivescovo di Firenze, in «Miscellanea Storica della Valdelsa», XXXV, 1927, fasc. l, pp. 135-136.

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