Le vie del ‘giro d’Empoli’: via del Giglio

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Via del Giglio in una cartolina d'epoca
Via del Giglio in una cartolina d’epoca

Parallela a via Giuseppe Del Papa, via del Giglio rappresenta l’altra importante direttrice est-ovest del ‘giro d’Empoli’.

Documentata fin dal 1281 (M. Frati, W. Maiuri, La consistenza del castello di Empoli nel Duecento, in Tra storia e letteratura. Il parlamento di Empoli del 1260, atti della giornata di studi in occasione del 750° anniversario (Empoli, 6 novembre 2010), Firenze 2012 p. 110) la via costeggiava il confine settentrionale dell’antico castellare empolese mettendo in comunicazione la Porta al Noce con la Porta Nuova delle mura due-trecentesche.

Con ogni probabilità il nome della strada deriva dalla presenza dell’Albergo del Giglio, la locanda gestita da Antonio di Bartolomeo Macchini, con il quale è identificata nei documenti fiscali di primo Quattrocento [ASFi, Estimo 250 II parte (1412): «Albergo del Giglio=in via della porta alle Solaie»; ASFi, Catasto 91 e 184 (1427), c. 445: «Albergo del Giglio gestito da Antonio di Bartolomeo Macchini nella via della Porta alle Solaie conf. I via, II via Chiara, rede di Antonio Davanzati, Antonio di Tantino Federighi»]. Dal 1480 è attestata stabilmente come via del Giglio.

Come l’odierna via Giuseppe Del Papa, la strada è sempre stata caratterizzata da una vocazione commerciale e artigianale, che mantiene ancora oggi: le fonti catastali registrano la presenza di abitazioni con botteghe o magazzini al piano terra, per le attività di fabbro, calzolaio, sarto, legnaiolo. Le matricole degli osti documentano la presenza di un’Osteria dei Cavalieri nel ‘500-‘600 (L. Guerrini, Empoli dalla peste del 1523-26 a quella del 1631. Vita borghese e popolare, […], Firenze 1990, p. 259) mentre nel 1776 esisteva una locanda di proprietà Galli nei pressi dell’incrocio con l’attuale via Marchetti [ASFi, Catasto 91 e 184 (1427); ASFi, Catasto 1028 (1480); ASFi, Decima granducale 5173-5176 (1536); ASCE, Preunitario, Comunità 80, Imposizione della fogna, 1649; ASCE, Preunitario, Comunità 13, tassa del macinato 1688; ASCE, Preunitario, Comunità 80, «Descrizione della fogna dietro le monache di S. Domenico …» (1710); ASCE, Preunitario, Comunità 80 «Descrizione delle case sottoposte all’imposizione della fogna…» (1759); ASFi, Decima granducale 5753 c. 61 v. (1776): «Anton Manfredi Galli Un’osteria composta di ventiquattro stanze e lo stallone con tutti gli anditi, usi e servitù da cima a fondo con l’entratura della porta principale di Via del Giglio e le altre tre entrature che vi sono dall’altre strade e vicolo» confinante su un lato con la via che conduce alle Monache della SS. Annunziata e fogna»; V. Chiarugi, Della storia d’Empoli, a cura di M. Bini Empoli 1984, passim].

Alla fine del ‘700 viene attuato il trasferimento del tracciato interno al castello di Empoli della via Regia dalla via Ferdinanda a via del Giglio, che passerà ad essere via provinciale in epoca postunitaria [ASCE, Misc. UT 41/5, «Elenco delle strade comunali …», 23 marzo 1868: «Via del Giglio dalla V[ittorio] E[manuele] alla p[iazza] S. Antonio Strada Provinciale per Pisa»].

Nella prima metà del XIX secolo via del Giglio assunse il nome di via S. Carlo (ASCE, Preunitario, Comunità 578, Progetto per la nuova disposizione dei banchi del mercato, 1842) che giungeva sul piazzale del Campaccio, ora piazza della Vittoria, a seguito dell’abbattimento di un ampio tratto delle mura orientali del castello insieme alla Porta Fiorentina (1837-1839). Nell’ottobre del 1870 il consiglio comunale deliberò il ritorno di via S. Carlo al «primitivo nome di via del Giglio incominciando dalla piazza Vittorio Emanuele fino in fondo al Borgo» (ASCE, Postunitario I/4, 29 ottobre 1870).

Durante il ventennio fascista, la via cambia nuovamente nome. Contravvenendo alla normativa che prevedeva l’intitolazione delle strade a persone decedute da almeno 10 anni, il comune di Empoli volle celebrare la famiglia Mussolini dedicando (ASCE, III/397, 1930, cat. X/1/17) una delle vie centrali a Costanzo Ciano (Livorno 1876-Lucca 1939), ministro del governo fascista e padre di Galeazzo (Livorno 1903-verona 1944), marito di Edda Mussolini. A seguito del voto di sfiducia dato al governo Mussolini il 26 luglio 1943, Galeazzo fu arrestato, processato e condannato a morte. Con la creazione della Repubblica di Salò il nome di Costanzo Ciano fu eliminato dall’odonomastica cittadina (ASCE, III/595, 1943, cat. X/1/9, delibera del 24 novembre 1943).

Pochi anni prima, a pochi mesi dai fatti di Empoli del 1° marzo 1921, il tratto occidentale di via del Giglio, compreso tra piazza Garibaldi e l’incrocio con via Marchetti, era stato denominato via dei Martiri su proposta dalla locale sezione dei Fasci italiani di combattimento «a memoria dei marinai e carabinieri caduti nell’eccidio» (ASCE, Postunitario III/339, 1921, cat. 10/1/8, deliberazione del commissario prefettizio del 20 aprile 1921). L’odonimo rimase in uso fino al settembre del 1946 (ASCE, Misc. U. T. 41/5, «Elenco delle vie, viali, piazze, vicoli compresi nel territorio del Comune di Empoli» 1936; ASCE, Postunitario III/646, comunicazione della Prefettura di Firenze, 31 agosto 1946) quando la via assunse l’attuale intitolazione a Spartaco Lavagnini. Lavagnini (Cortona 1889-Firenze 1921), tra i fondatori della sezione fiorentina del Partito Comunista Italiano, fu ucciso dai fascisti il 27 febbraio 1921 durante un attacco alla sede del sindacato ferrovieri di cui era dirigente, pochi giorni dopo aver tenuto un comizio a Empoli a conclusione della prima manifestazione pubblica del partito comunista empolese (P. Pezzino, I fatti di Empoli del 1° marzo 1921 e la fondazione dell’identità antifascista in La tradizione antifascista a Empoli 1919-1948, Ospedaletto 2005, p. 46).

Elisa Boldrini © riproduzione riservata

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