La vera storia di Piazza Gramsci*

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ASCE, Archivio fotografico empolese, VI/459, Piazza Gramsci, anni '30 del XX secolo
ASCE, Archivio fotografico empolese, VI/459, Piazza Gramsci, anni ’30 del XX secolo

Con il completamento dei lavori di costruzione dei nuovi quartieri limitrofi al centro cittadino – Bisarnella, via lungo la ferrovia, Cascine e case popolari di San Rocco – nei primi mesi del 1931 si rese necessario provvedere alla denominazione delle nuove strade attenendosi alle indicazioni fornite dalla legge sulla toponomastica del 1927. Al vicepodestà Emilio Comparini e al professor Vittorio Fabiani fu affidato il compito di individuare quei personaggi ‘benemeritati dalla nazione’ legati alle vicende della comunità empolese cui intitolare le strade di nuova costruzione in modo da «perpetuare la memoria di cose e persone della città, meritevoli di essere tramandate ai posteri, per modo che ogni Terra abbia, anche in questo particolare dell’odonomastica, una sua speciale fisionomia ed offra il destro di rievocare pagine non ingloriose del proprio passato, sia prossimo che lontano»[1].Per la denominazione delle strade comprese tra via Bisarnella e via Fiorentina Fabiani e Comparini avanzarono dunque una proposta in continuità con gli intenti celebrativi e didattici avviati l’anno precedente con l’intitolazione di via Giro delle mura a Tinto da Battifolle. I nominativi selezionati furono infatti quelli della contessa Emilia[2] per la «piazza nuova di Bisarnella», prima donna – tra l’altro – ad essere proposta per la toponomastica cittadina, Socco Ferrante[3], per il «tratto da via Tinto da Battifolle alla nuova piazza di Bisarnella» e Andrea Bonistalli[4] per la via che «dalla via Fiorentina conduce alla nuova piazza di Bisarnella», personaggi che rimandavano ancora una volta agli eventi individuati dalla storiografia locale come i più significativi della storia empolese e cioè la fondazione del castello e l’assedio del 1530.

ASCE, Archivio Fotografico Empolese, VI/462, Lavori di costruzione di Piazza Gramsci, anni '30 del XX secolo
ASCE, Archivio Fotografico Empolese, VI/462, Lavori di costruzione di Piazza Gramsci, anni ’30 del XX secolo

Mentre negli isolati antistanti la stazione ferroviaria si snoda, a partire dall’ultimo quarto del XIX secolo, un itinerario risorgimentale celebrativo delle patrie battaglie e dei fautori dell’Unità nazionale[5], per la nuova area urbanizzata si propone la creazione di un itinerario pedagogico radicato nelle tradizioni municipali che, nello spazio di poche centinaia di metri, permetteva di incontrare Tinto da Battifolle, Socco Ferrante e la contessa Emilia, con una deviazione sul seicentesco architetto empolese della Madonna del Pozzo, completando così il percorso cittadino attraverso il ‘lungo medioevo’ empolese iniziato alla fine dell’Ottocento con piazza Guido Guerra.

L’unitarietà del progetto venne però ben presto compromessa dalla deliberazione del Podestà del 7 novembre 1931 che approvava in via definitiva le nuove denominazioni stradali attribuendo però alla nuova piazza di Bisarnella il nome di piazza XXVIII ottobre, data che commemorava la marcia su Roma del 1922 e la conseguente ascesa al potere del regime fascista, dal 1927 nuovo capodanno e inizio dell’era fascista. Viene dunque sacrificato alle opportunità politiche il riconoscimento del ruolo di primo piano della Contessa Emilia nella fondazione della città. A pochi giorni dalla proposta di Comparini e Fabiani, presentata in sede comunale  il 17 febbraio del 1931, dal partito fascista locale fu inoltrata direttamente al commissario straordinario di Empoli una comunicazione nella quale si invitava a non ignorare «attraverso la denominazione di piazze o vie della città la memoria, recente e cara ad ogni italiano, degli eventi storici che condussero la nostra Patria alla guerra vittoriosa e quelli che portarono, mercé il sacrificio di altre giovinezze, guidate dal Duce della Nuova Italia, alla rivoluzione fascista»[6]. Dopo vari ripensamenti, ravvisabili nelle numerose annotazioni manoscritte più volte cassate sulla copia dattiloscritta della proposta Comparini – Fabiani, si arrivò alla deliberazione finale del Podestà che accoglieva le denominazioni sollecitate dalle autorità del regime conferendo piazza XXVIII ottobre al posto di piazza Contessa Emilia.

Quando poi alla fine del secondo conflitto mondiale la piazza fu definitivamente intitolata ad Antonio Gramsci, la toponomastica cittadina divenne nuovamente strumento ideologico, contribuendo questa volta alla celebrazione dei protagonisti dell’antifascismo nazionale. Il ricordo degli orrori della guerra premeva per rivendicare con urgenza un’identità antifascista della città, nella quale non rimaneva spazio, per il momento, per la contessa Emilia e la memoria del passato medievale.

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[1] Ivi, E. Comparini e V. Fabiani al Commissario del Comune di Empoli, 17 febbraio 1931.

[2] «Imillia Comitissa, sec. XII. Ottenne dal Conte Guido Guerra suo marito che gli Empolesi, quando fu distrutto l’antico castello (Empoli Vecchio), edificassero le loro case intorno alla pieve di S. Andrea, e a tale effetto donò a ciascuna famiglia una porzione di suolo. Queste ed altre concessioni si leggono nello strumento che si conservava nell’Archivio del nostro Capitolo ed ora è visibile nel pluteo della Pinacoteca annessa alla Collegiata.

[3] «Si distinse, tra gli altri empolesi, durante l’Assedio degli Spagnoli (1530). Egli impedì – per quanto gli fu possibile – l’entrata dei nemici dalle mura già rotte: per cui gli fu fatta una statua che si conservò per del tempo nella Insigne Collegiata, e andò probabilmente dispersa quando il tempio fu ridotto ad una sola navata e totalmente trasformato. Fu, con Tinto da Battifolle, un fido e valoroso milite di Francesco Ferruccio. La via che proponiamo dedicargli è normale a quella che prende il nome da Tinto da Battifolle, in prossimità del luogo della storica breccia», Ibidem. Le notizie raccolte sono state tratte da Manni, Osservazioni istoriche cit.

[4] «Andrea Bonistalli, detto “il Fracassa” (sec. XVII). Lavorò nella chiesa di Pontorme, completò il campanile della Collegiata con la cuspide e il ballatoio, fece il presbiterio della Collegiata medesima, fu l’architetto della cupola ottagona della Madonna del Pozzo e del loggiato che circonda il tempietto.

[5] Su questi temi cfr. G. C. Romby, Empoli nel segno dell’Unità. Memorie patrie e personaggi illustri nella odonomastica cittadina, «Quaderni d’Archivio», II (2012), 2, pp. 39-44 e le schede sulla odonomastica empolese presenti nel blog <www.empoliestoria.it>.

[6] Ivi, ….?? a commissario straordinario del Comune di Empoli, 23 febbraio 1931.

* Una versione ampliata del testo è presente in “Quaderni d’archivio”, VII (2017), 7.

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