{"id":972,"date":"2017-08-02T11:06:43","date_gmt":"2017-08-02T09:06:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.empoliestoria.it\/?p=972"},"modified":"2017-08-02T11:06:43","modified_gmt":"2017-08-02T09:06:43","slug":"pubblicazione-del-testo-del-giro-con-delitto-terza-parte-e-finale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.empoliestoria.it\/?p=972","title":{"rendered":"Pubblicazione del testo del \u201cgiro con delitto\u201d. Terza parte e finale."},"content":{"rendered":"<a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Facebook\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F972&#038;t=Pubblicazione%20del%20testo%20del%20%E2%80%9Cgiro%20con%20delitto%E2%80%9D.%20Terza%20parte%20e%20finale.&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F972&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=http%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2017%2F07%2Fgiro-con-delitto-giallo-del-pugnale-300x217.jpg&#038;p&#091;title&#093;=Pubblicazione%20del%20testo%20del%20%E2%80%9Cgiro%20con%20delitto%E2%80%9D.%20Terza%20parte%20e%20finale.\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;\"><img alt=\"Facebook\" title=\"Share on Facebook\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/facebook.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox\" data-provider=\"twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Twitter\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?url=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F972&#038;text=Hey%20check%20this%20out\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;\"><img alt=\"twitter\" title=\"Share on Twitter\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/twitter.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-credit\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"WordPress Social Media Feather\" href=\"http:\/\/synved.com\/wordpress-social-media-feather\/\" style=\"color:#444; text-decoration:none; font-size:8px; margin-left:5px;vertical-align:10px;white-space:nowrap;\"><span>by <\/span><img style=\"display: inline;margin:0;padding:0;width:16px;height:16px;\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"feather\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/icon.png\" \/><\/a><p><a href=\"http:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/giro-con-delitto-giallo-del-pugnale.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-964 size-medium\" style=\"margin: 10px;\" src=\"http:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/giro-con-delitto-giallo-del-pugnale-300x217.jpg\" alt=\"giro-con-delitto-giallo-del-pugnale\" width=\"300\" height=\"217\" srcset=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/giro-con-delitto-giallo-del-pugnale-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/giro-con-delitto-giallo-del-pugnale.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00a0Siamo giunti alla conclusione del giallo storico al centro del &#8220;giro con delitto&#8221; che si \u00e8 svolto il 4 luglio scorso. Con la pubblicazione della terza e della quarta, e ultima, parte termina la storia dell&#8217;omicidio di Matteo Marchetti.<\/p>\n<p>Ne approfittiamo per augurare a tutti voi serene vacanze, ci rivediamo a settembre!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Terzo intermezzo <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Storia di un povero diavolo<\/strong><\/p>\n<p>Mi chiamo Jacopo di Giovanni di Marco Tacchelli, abito all\u2019interno del castello di Empoli, appartengo al popolo della collegiata di Sant\u2019Andrea e sono un maniscalco. Mio nonno veniva da Firenze, io sono nato qui e sono integrato all\u2019interno di questa terra. I miei figli vorrebbero andare a Livorno, nella nuova citt\u00e0 di cui si parla come del Nuovo Mondo, manco fossero le Americhe. Ma a me piace stare qui, perch\u00e9 in questa stretta strada ho la mia bottega e la mia vita. A me, il mio lavoro mi piace. Il mio martello crea tutto il giorno una musica soave che si spande nella via come il suono delle campane. Quando poi metto il ferro nell\u2019acqua mi piace sentire lo stridio del metallo caldo che sembra dimenarsi come un demonio a contatto con l\u2019acqua santa, fino a immobilizzarsi nella forma che gli ho impresso con la forza del mio braccio. Quando il tempo lo permette, come oggi, esco fuori dalla mia bottega buia e calda e mi godo l\u2019aria fresca, il sole e anche la pioggia, se \u00e8 quella della primavera o dell\u2019estate. Qualcuno mi definirebbe un brav&#8217;uomo, uno che ha sempre fatto il suo dovere, che ha lottato con la vita, vincendo a volte, spesso perdendo. Un naufrago che riesce a tenersi a galla in un mare in tempesta, un peccatore che alla fine riesce a redimersi. Ho avuto alti e bassi, gioie e dolori, come tutti noi. Alla fine, tuttavia, Nostro Signore mi ha sempre aiutato e io sono riuscito a tirare avanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ma qualche mese fa ho commesso una sciocchezza e ora, veramente, non ci dormo pi\u00f9 la notte. \u0116 solo che quel cancelliere&#8230;io non volevo, ecco. Ma quelle multe&#8230;quelle accuse, erano troppo. Certo, ero stato estratto a sorte come massaio del Monte Pio. Magari, che volete, ho commesso qualche leggerezza&#8230;un\u2019ingenuit\u00e0 ci sta. Io so fare di conto ma vado poco pi\u00f9 in l\u00e0 e quando ho visto tutti quei numeri&#8230;che capogiro! Tutto \u00e8 stato fatto in buona fede ma vaglielo a spiegare! E invece lui, ecco che inizia a accusare e poi apre la procedura nei miei confronti e poi mi multa. E sapete, per pagare quel denaro ho dovuto impegnare la bottega, lavorare giorno e notte. Sicch\u00e9 quel giorno non ci ho visto pi\u00f9: avevo una spada in bottega, non era nemmeno mia. Me l\u2019aveva portata il cavalier Giomi, la doveva far affilare. Le armi non sono una mia specialit\u00e0 ma mi piacciono: le osservo, le apprezzo nella loro crudele, elegante semplicit\u00e0. L\u2019ho presa e volevo veramente uccidere. Se non fosse stato per quei garzoni&#8230;poi l\u2019impulso, irrefrenabile, di prendere quel pugnale&#8230;che bellezza che era, non sono riuscito a resistere\u2026povero Doni, lui s\u00ec che \u00e8 a Livorno ma non a fare affari. So che l\u2019hanno messo nelle galere del Granduca, quelle che pattugliano la costa contro i Turchi. Non ho avuto il coraggio di dire che ero stato io, non ce l\u2019ho fatta. Stavo quasi per costituirmi, andare dal podest\u00e0 e confessare tutto. Ma poi, quando ho visto che il Doni era stato preso&#8230;che il processo si era chiuso&#8230;chi, tra voi, l\u2019avrebbe fatto? Chi, invece, si sarebbe comportato come me, tirando un bel sospiro di sollievo e girando pagina? Eppure, eppure questo \u00e8 un tarlo che continua a rodermi quando sono solo con i miei pensieri, come in questo momento.<\/p>\n<p>Ma&#8230;chi \u00e8 laggi\u00f9? Odo dei passi\u2026<\/p>\n<p>Un momento, \u00e8 il birro. Lo sapevo, prima o poi doveva succedere \u2026<\/p>\n<p>Viene da me. Mi si \u00e8 fermato davanti.<\/p>\n<p>\u201cSi alzi, mastro Tacchelli\u201d mi dice. Non posso rifiutare, smetto di dare di martello&#8230;ma in mano ho ancora quella che potrebbe essere un\u2019arma.<\/p>\n<p>\u201cDevo perquisire la sua bottega e la sua casa\u201d mi dice. Santa Maria Vergine, e se trova&#8230;non posso fare altro che chinare la testa e aspettare.<\/p>\n<p>Calma, devo essere paziente. Magari non lo trova. Bischero me, ma perch\u00e9 non l\u2019ho buttato quel pugnale? Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec bello che mi ci sono gingillato fino a oggi&#8230;io sono la mia rovina. Eccolo che&#8230;no, \u00e8 passato oltre.No, torna indietro&#8230;non quella cesta, no!<\/p>\n<p>\u201cE questo, come lo giustifica?\u201d Silenzio, non so cosa rispondere. Improvvisamente la gola mi si \u00e8 seccata e non riesco pi\u00f9 a parlare, nemmeno a deglutire. Vedo crollarmi il mondo davanti, tutto quello che ho, che ho costruito, franare rovinosamente a terra pezzo per pezzo, come le perle di una collana rotta. In questo istante di calma apparente, mentre il mondo sembra scorrere al rallentatore, torna quell\u2019impulso, quello che ho gi\u00e0 sperimentato qualche mese fa&#8230;e mi ricordo che in mano ho il mio martello. Ne stringo l\u2019impugnatura, lo saggio. Il legno \u00e8 nodoso, non mi sfuggir\u00e0 di mano. Il mio braccio \u00e8 abituato a dare colpi possenti, deve poter lavorare il ferro. Lo alzo, faccio per colpire. Il birro si \u00e8 distratto, non si aspettava una mia reazione, la sua testa \u00e8 a portata \u00a0di colpo&#8230;mi immagino per un attimo il metallo che colpisce il suo cranio sulla tempia, l\u2019occhio che schizza fuori dall\u2019orbita, l\u2019osso del cranio che vola via insieme a materia cerebrale&#8230;ma mi fermo. Esito. Il birro allora si fa sotto, mi blocca, mi mette al tappeto.<\/p>\n<p>\u201cSiete in arresto, mastro Tacchelli. Siete accusato dell\u2019aggressione ai danni del cancelliere Tassinari e dell\u2019assassinio del camarlingo Marchetti\u201d mi dice. Sono troppo scosso per replicare ma si sbaglia di grosso. Sono una testa calda, un poco di buono, un sempliciotto, un ignorante. Mi chiamo Jacopo di Giovanni di Marco Tacchelli, abito all\u2019interno del castello di Empoli, appartengo al popolo della collegiata di Sant\u2019Andrea e NON sono un assassino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Finis <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Storia di un assassino<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sono un assassino. O, almeno, lo sono diventato da poco tempo. Non si nasce assassini, sarebbe un controsenso venire al mondo per mandare all\u2019altro qualcun altro. Lo si diventa: con il tempo, con le occasioni e le tentazioni. Nell\u2019attimo in cui il mio pugnale \u00e8 penetrato nella carne di Matteo Marchetti una, due, tre volte \u00e8 cambiata la mia natura. Ho smesso i panni del cittadino responsabile, affidabile, del faro per la comunit\u00e0. Un gesto semplice, che appartiene alla notte dei tempi della razza umana: uccidere un altro essere vivente per avere una posizione di vantaggio. Per i nostri antenati si trattava di uccidere per non morire. Per me, di troncare una vita per vivere meglio la mia. Un atto quasi meccanico, fatto senza sforzo e che mi ha lasciato con le gambe molli e la testa vuota. Eppure frutto di una decisione cos\u00ec sofferta, ponderata a lungo. Fino alla fine ho dubitato, credendo che non ce l\u2019avrei mai fatta. Tutto \u00e8 stato perduto, tutto si \u00e8 consumato quando ho visto il bianco degli occhi della vittima. In quel momento ho raggiunto un grado di consapevolezza mai sperimentato prima. Dovevo farlo, dovevo ucciderlo. Prendere la chiave, aprire la cassa, rubare gli scudi. L\u2019occasione \u00e8 stata propizia. La colpa ricadr\u00e0 su qualche poveraccio, uno sbandato, un poco di buono come ce ne sono tanti. Un bandito, da mandare al remo o giustiziare su pubblica piazza. Un processo sommario, la tortura, prima il podest\u00e0, poi gli Otto di Guardia e Balia di Firenze. Sentenza: condanna. Forse il Granduca avr\u00e0 piet\u00e0 e lo mander\u00e0 a Livorno, a remare a vita. Piet\u00e0? Forse s\u00ec o forse no&#8230;una condanna peggiore della morte. Io ne esco pulito, almeno agli occhi di tutti. La mia coscienza no, quella non si laver\u00e0 mai. Dio sa quello che ho fatto e a Lui io dovr\u00f2 rendere conto. <\/span><\/p>\n<p>Non sono stati solo i soldi. Certo, la somma \u00e8 ingente. Ero tra i pochi a conoscenza del denaro del Monte Pio e ho approfittato della congiuntura favorevole. Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. Quel Marchetti&#8230;Dante aveva capito tutto. La cupidigia, la brama, chiamatela come volete, la Lupa della Commedia&#8230;la sua radice \u00e8 unica: l\u2019invidia. Il Marchetti aveva tutto: era giovane, di buona famiglia, di bell\u2019aspetto, aveva fatto un ottimo matrimonio che aveva rafforzato la sua posizione, godeva del consenso di tutta la comunit\u00e0. Tutti lo seguivano, tutti lo ascoltavano. Interveniva nelle questioni pi\u00f9 disparate del governo della comunit\u00e0 con ordini mascherati da consigli dati di buon cuore. E io, nel frattempo, venivo messo sempre pi\u00f9 ai margini. Io che venivo da una famiglia di cenciai che avevano lavorato duro per farmi studiare, io che avevo dovuto faticare per ottenere la mia posizione, lottare con le unghie e con i denti, piangere lacrime amare e servire inizialmente il mio principe in luoghi ostili, di confine, pericolosi. Il Marchetti stava esagerando. Mi stava sopravanzando, mi trattava quasi come un suo sottoposto. Si era messo in mezzo tra il mio operato e la comunit\u00e0, come un patrono non richiesto. E la popolazione vedeva in lui il vero punto di riferimento del governo cittadino. La goccia che ha fatto traboccare il vaso \u00e8 stata la questione del Tacchelli. Una indagine sul suo operato, poi una multa giusta&#8230;ma il Marchetti si \u00e8 messo di mezzo: ha prima cercato di mediare, poi di rabbonirmi, infine mi ha ammonito su gravi conseguenze sociali, relative all\u2019ordine pubblico. \u201cIl popolo potrebbe mugugnare\u201d diceva&#8230;ma intendeva quello stesso popolo che lo seguiva come un capo fazione? \u201cIl Tacchelli \u00e8 affar mio, \u00e8 massaio del Monte&#8230;e vi assicuro che non ha fatto nulla che io non abbia voluto facesse\u201d mi ripet\u00e9 spesso il Marchetti. Proprio qui stava il punto. Il Marchetti nascondeva forse qualcosa? Mi stava forse suggerendo di non immischiarmi nei suoi affari? Era troppo. Una decisione doveva essere presa e gli scudi furono il peso d\u2019oro in pi\u00f9 che fece pendere piatto della bilancia tutto da una parte. Vendetta.<\/p>\n<p>I duemila scudi mi aiuteranno a rifarmi una vita, lontano da questo buco del mondo. Penso a una propriet\u00e0 nel ducato di Castro, tra Toscana e Roma. Terre di nessuno, banditi, aderenze con i principi locali. Non sar\u00e0 difficile uscire di scena. Basta ungere le persone giuste e via, tutto sar\u00e0 sistemato. Un impulso forse sconsiderato, il mio, ma ormai difficilmente sanabile. Quando giustizia&#8230;giustizia, come suona ridicola questa parola&#8230;quando giustizia sar\u00e0 fatta, le acque si calmeranno e io sar\u00f2 uno qualsiasi, un ufficiali in cerca di nuove sistemazioni in altro stato. Tutti i miei bagagli sono pronti&#8230;resta da prendere solamente&#8230;<\/p>\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 qualcuno in casa? Sono venuto a riportarvi il pugnale che vi aveva rubato il Tacchelli. Credevo l\u2019avreste voluto prendere, dato che \u00e8 vostro!\u201d<\/p>\n<p>Una voce&#8230;il birro. Sale le scale. Mi nascondo oltre la porta che conduce al vano della latrina, prendo il mio pugnale&#8230;quello del Marchetti. Lo sento salire, il passo pesante.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cLa porta era aperta&#8230;c\u2019\u00e8 nessuno in casa? Cancelliere?\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lo osservo da uno spiraglio nella porta. Si guarda attorno a s\u00e9. Sta per andarsene&#8230;poi nota qualcosa. Ma certo, vede la custodia&#8230;la cassetta in legno, foderata di velluto rosso, aperta sul tavolo. Quella che, una volta aperta, mostra l\u2019alloggiamento per <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">due<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> pugnali identici e sotto riporta la scritta \u201cJohannes Muller Solingen civitati fecit, 1623\u201d. Posso quasi seguire l\u2019ordine dei suoi pensieri: la sua intuizione \u00e8 una slavina che frana a valle e fa crollare tutto. Due pugnali identici, uno in mano al Tacchelli che l\u2019ha preso a me, il Tacchelli \u00e8 mancino, il birro lo ha osservato quando lo ha arrestato ma il particolare gli deve essere drammaticamente sfuggito, l\u2019assassino era destrorso, quindi \u00e8&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 un attimo. <\/span><\/p>\n<p>Non fa nemmeno in tempo a voltarsi. L\u2019impugnatura del secondo pugnale, quello che mi era rimasto, ora sporge dalla schiena del birro all\u2019altezza del cuore. Un solo colpo. Pi\u00f9 facile del Marchetti. Sostengo il peso del suo corpo che la terra chiamerebbe a s\u00e9, lo accompagno dolcemente in modo che non faccia rumore.<\/p>\n<p>Mi guarda con gli occhi sbarrati e sussurra qualcosa, mentre un filo di sangue esce dalla sua bocca. Non capisco, scuoto la testa con rammarico. Muore pochi istanti dopo e gli passo la mano sugli occhi, chiudendoli. Devo andarmene, alla svelta. Prendo il sacco con gli scudi, tutto ci\u00f2 che posso portare e&#8230;via. A breve chiuderanno le porte della citt\u00e0, sar\u00e0 notte fonda. Esco in strada. Scopriranno il cadavere solo domani all\u2019alba, al pi\u00f9 presto. E io sar\u00f2 lontano.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sono Giovanfilippo Tassinari, ero un cancelliere granducale e ora, io, sono un assassino. \u00a0<\/span><\/p>\n<a class=\"synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Follow us on Facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pages\/Amici-dellArchivio-storico-di-Empoli\/605863682798798\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;\"><img alt=\"Facebook\" title=\"Follow us on Facebook\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/facebook.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox\" data-provider=\"twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Follow us on Twitter\" href=\"https:\/\/twitter.com\/Empoli_e_Storia\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;\"><img alt=\"twitter\" title=\"Follow us on Twitter\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/twitter.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-credit\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"WordPress Social Media Feather\" href=\"http:\/\/synved.com\/wordpress-social-media-feather\/\" style=\"color:#444; text-decoration:none; font-size:8px; margin-left:5px;vertical-align:10px;white-space:nowrap;\"><span>by <\/span><img style=\"display: inline;margin:0;padding:0;width:16px;height:16px;\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"feather\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/icon.png\" \/><\/a>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>by \u00a0Siamo giunti alla conclusione del giallo storico al centro del &#8220;giro con delitto&#8221; che si \u00e8 svolto il 4 luglio scorso. 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