{"id":528,"date":"2015-09-28T10:25:23","date_gmt":"2015-09-28T08:25:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.empoliestoria.it\/?p=528"},"modified":"2015-10-01T11:42:02","modified_gmt":"2015-10-01T09:42:02","slug":"w-siemoni-lantico-volto-della-piazza-2-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.empoliestoria.it\/?p=528","title":{"rendered":"W. Siemoni &#8211;  L&#8217;antico volto della piazza (2\u00b0 parte)"},"content":{"rendered":"<a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Facebook\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F528&#038;t=W.%20Siemoni%20%E2%80%93%20%20L%E2%80%99antico%20volto%20della%20piazza%20%282%C2%B0%20parte%29&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F528&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=http%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2015%2F09%2Fsan-nicola-267x300.jpg&#038;p&#091;title&#093;=W.%20Siemoni%20%E2%80%93%20%20L%E2%80%99antico%20volto%20della%20piazza%20%282%C2%B0%20parte%29\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;\"><img alt=\"Facebook\" title=\"Share on Facebook\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/facebook.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox\" data-provider=\"twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Twitter\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?url=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F528&#038;text=Hey%20check%20this%20out\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;\"><img alt=\"twitter\" title=\"Share on Twitter\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/twitter.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-credit\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"WordPress Social Media Feather\" href=\"http:\/\/synved.com\/wordpress-social-media-feather\/\" style=\"color:#444; text-decoration:none; font-size:8px; margin-left:5px;vertical-align:10px;white-space:nowrap;\"><span>by <\/span><img style=\"display: inline;margin:0;padding:0;width:16px;height:16px;\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"feather\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/icon.png\" \/><\/a><figure id=\"attachment_524\" class=\"thumbnail wp-caption alignleft\" style=\"width: 277px\"><a href=\"http:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/san-nicola.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-524 size-medium\" style=\"margin: 10px;\" src=\"http:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/san-nicola-267x300.jpg\" alt=\"san nicola\" width=\"267\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/san-nicola-267x300.jpg 267w, https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/san-nicola-913x1024.jpg 913w, https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/san-nicola.jpg 1412w\" sizes=\"(max-width: 267px) 100vw, 267px\" \/><\/a><figcaption class=\"caption wp-caption-text\">San Nicola da Tolentino protegge Empoli, XVII sec. ca., monastero di S. Jacopo a Pontasserchio, pubblicata in R. Ragionieri, Le campane di Santo Stefano, 2012, p. 95.<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019altra testimonianza, con la quale vorrei interagire, \u00e8 appunto il dipinto benedettino. In esso non compare la colonna, forse a causa delle due gigantesche protagoniste che incombono in primo piano: il monumento dovremmo immaginarlo alle nostre spalle e pertanto si offre una visione della piazza soltanto parziale, come sfondo del miracolo, uno sfondo che -contrariamente a quanto supposto &#8211; riterrei preciso ed attendibile nel descrivere i principali edifici che si affacciano sul lato orientale della stessa. Come \u00e8 logico aspettarsi, in posizione preminente notiamo la facciata di sant\u2019Andrea della cui analisi si \u00e8 gi\u00e0 occupato Alessandro Naldi; vorrei qui solo rimarcare come la presenza, anche in questo caso, di una facciata <em>a salienti <\/em>debba necessariamente porre fine al tormentone sull\u2019aspetto primitivo dell\u2019esterno di sant\u2019Andrea e togliere ogni dubbio a riguardo.<!--more--><\/p>\n<p>A osservare con attenzione l\u2019immagine, questa si rivela inaspettatamente ricca di particolari significativi: dalla torre campanaria in cui \u00e8 visibile il quadrante rotondo dell\u2019orologio, alla cupola che svetta al di sopra dell\u2019area presbiteriale di sant\u2019Andrea, dettagli ignorati dai pi\u00f9, anche da chi ebbe il merito di rendere nota la pittura; mentre il palazzo pretorio, correttamente posto alla nostra destra, \u00e8 delimitato dalla piazzetta della propositura la cui area appare leggermente dilatata ma realisticamente ornata nel prospetto da un piccolo balcone. Il palazzo pretorio, in questa che ne diviene l\u2019unica rappresentazione antica a noi nota, mostra la massiccia mole che ben conosciamo, ornata in facciata dal tabernacolo robbiano della cos\u00ecddetta <em>Madonna degli ebrei <\/em>(ora conservato nel museo della Collegiata), fornendo di s\u00e9 un aspetto non troppo dissimile da alcune foto del primo Novecento. Se non compaiono gli stemmi podestarili, che la locale storiografia ricorda apposti ed anch\u2019essi abbattuti in gran parte nel 1799, forse omessi dall\u2019anonimo pittore in quanto considerati un dettaglio marginale anche per le ridotte dimensioni della pittura, \u00e8 invece possibile notare la diversa disposizione delle finestre sul lato antistante la piazza, minori rispetto all\u2019attuale edificio e limitate a due soli piani, nonch\u00e9 la presenza di un\u2019altana lungo il lato della piazzetta, successivamente scomparsa. L\u2019immagine rivela pure sulla destra la presenza di una torre, probabilmente la torre campanaria ricordata dalle fonti, ancora in laterizio, mentre l\u2018edificio principale risulta gi\u00e0 intonacato. La torre sar\u00e0 successivamente inglobata nel palazzo che parrebbe inoltre presentare, in prossimit\u00e0 del portale, una scalinata lungo l\u2018intero prospetto, forse un arengario <a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><em><sup><strong><sup>[1]<\/sup><\/strong><\/sup><\/em><\/a>.<\/p>\n<p>Osservando il dipinto notiamo che le figure delle due protagoniste, come pure gli edifici stessi, poggiano &#8211; ma sarebbe pi\u00f9 esatto dire &#8211; galleggiano su di una campitura uniformemente rossa, che danneggia non poco la tridimensionalit\u00e0 della pittura. Sarebbe un superficiale errore considerare ci\u00f2 come una libert\u00e0 da parte dell\u2019anonimo, ed in verit\u00e0 modesto, autore, in quanto \u00e8 storicamente attestato come l\u2019intera piazza, probabilmente sin da epoca medioevale, era rivestita in cotto, al quale, in maniera certo ingenua, il pittore volle in tal modo alludere. Di questo fatto, cio\u00e8 della pavimentazione in mattoni, avevo gi\u00e0 dato notizia vari anni fa ricordando che, nel 1802, fu stabilito dalla <em>Mairie <\/em>di Luigi Busoni di sostituire i mattoni oramai consunti con quelle <em>lastre riquadrate di Gonfolina<\/em>, poi poste in essere solo nel 1829 allorch\u00e8, in luogo della distrutta colonna e dell\u2019effimero <em>albero della Libert\u00e0, <\/em>fu eretta la classicheggiante fontana di Pampaloni con le tre Naiadi, geometricamente inquadrata dagli statici leoni del Giovannozzi i quali, col tempo, hanno appunto dato origine all\u2019attuale toponimo che quotidianamente indica la piazza<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Questa osservazione, solo apparentemente banale, mi spinge ad affermare che il rosso doveva apparire come il colore dominante della piazza del mercato, gi\u00e0 molto tempo prima che questa divenisse piazza della Collegiata o del Duomo. Rosso il mattonato, ma rossi anche gli edifici che vi si affacciavano &#8211; come testimoniano i pochi lacerti recuperati presso il lato occidentale della piazza &#8211; con quegli archi elegantemente decorati a ghiere stampate, o l\u2019arcata, sia pur frammentaria, all\u2019ingresso dello stesso pretorio, il quale, analogamente agli altri edifici cittadini (ad esempio la chiesa ed il convento agostiniano), prima della loro imbiancatura, dovevano apparire con la muratura in laterizio a vista.<\/p>\n<p>Ecco allora spiccare ancora una volta l\u2019unicit\u00e0 della facciata di sant\u2019Andrea, fulgida e luminosamente brillante, quasi accecante nello splendore bicromo del rivestimento marmoreo, chiara e palese volont\u00e0 da parte di Rolando (o chiunque altro sia stato) di distinguersi in modo netto da quanto la circondava, nella ricchezza dei materiali ma anche nella cromia.<\/p>\n<p>Giover\u00e0 anche ricordare che davanti ad essa si stagliava al tempo delle nostre immagini la massiccia architettura del palazzo Giomi (poi Ghibellino), con la facciata da poco affrescata, sgargiante di tonalit\u00e0 acidule di sapore tardo manierista. Trovo inoltre oltremodo intrigante riflettere sul fatto che le pitture a tema mediceo da me riferite a Lorenzo Bonini risultino coeve all\u2018iscrizione nella base della colonna del Marzocco, pur non essendo in grado di verificare o meno l\u2019esistenza di eventuali nessi tra i due monumenti posti l\u2019uno di fronte all\u2019altro<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>, mostrando un vivido contrasto tra passato e presente, tradizione e modernit\u00e0, contrasto di fronte al quale i cittadini non dovettero restare indifferenti.<\/p>\n<p>I mutamenti intercorsi successivamente, il lastricato d\u2019arenaria, l\u2019erezione della fonte marmorea, gli edifici intonacati, la perdita delle pitture murali, in coerenza col mutato ruolo della citt\u00e0 stessa, hanno progressivamente modificato l\u2019aspetto primitivo della piazza, rendendo per noi difficilmente comprensibile come un luogo sul quale i nostri passi scorrono quotidianamente, un tempo sia stato cos\u00ec diverso da come si sia abituati a ri\/conoscerlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(Fine)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a9Walfredo Siemoni \u2013 riproduzione riservata<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> Questa e poche altre informazioni sull\u2019edificio si ritrovano in: Valfredo Siemoni, <em>La rappresentazione degli edifici nelle fonti documentarie <\/em>in <em>Empoli citt\u00e0 e territorio. Vedute e mappe dal \u2019500 al \u2019900, <\/em>Empoli, 1998, alla voce: <em>Palazzo Pretorio<\/em>, p. 157.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Valfredo Siemoni, <em>L\u2019immagine della citt\u00e0, <\/em>in: <em>ivi<\/em>, p. 126; nota 20 p. 160.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Valfredo Siemoni, <em>Lorenzo Bonini, pittore e dissegnatore, <\/em>Empoli, 2015.<\/p>\n<a class=\"synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Follow us on Facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pages\/Amici-dellArchivio-storico-di-Empoli\/605863682798798\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;\"><img alt=\"Facebook\" title=\"Follow us on Facebook\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/facebook.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox\" data-provider=\"twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Follow us on Twitter\" href=\"https:\/\/twitter.com\/Empoli_e_Storia\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;\"><img alt=\"twitter\" title=\"Follow us on Twitter\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/twitter.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-credit\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"WordPress Social Media Feather\" href=\"http:\/\/synved.com\/wordpress-social-media-feather\/\" style=\"color:#444; text-decoration:none; font-size:8px; margin-left:5px;vertical-align:10px;white-space:nowrap;\"><span>by <\/span><img style=\"display: inline;margin:0;padding:0;width:16px;height:16px;\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"feather\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/icon.png\" \/><\/a>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>by L\u2019altra testimonianza, con la quale vorrei interagire, \u00e8 appunto il dipinto benedettino. 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