{"id":355,"date":"2015-05-12T11:02:15","date_gmt":"2015-05-12T09:02:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.empoliestoria.it\/?p=355"},"modified":"2015-05-27T09:42:58","modified_gmt":"2015-05-27T07:42:58","slug":"alcune-notizie-sulla-chiesa-della-bastia-e-sulloratorio-di-san-pietro-dalcantara-allosteria-bianca-tra-sei-e-settecento-1-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.empoliestoria.it\/?p=355","title":{"rendered":"David Parri &#8211; Alcune notizie sulla chiesa della Bastia e sull\u2019oratorio di San Pietro d\u2019Alcantara all\u2019Osteria Bianca tra Sei e Settecento. 1\u00b0 parte"},"content":{"rendered":"<a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Facebook\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it&amp;t=David%20Parri%20%E2%80%93%20Alcune%20notizie%20sulla%20chiesa%20della%20Bastia%20e%20sull%E2%80%99oratorio%20di%20San%20Pietro%20d%E2%80%99Alcantara%20all%E2%80%99Osteria%20Bianca%20tra%20Sei%20e%20Settecento.%201%C2%B0%20parte&amp;s=100&amp;p[url]=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it&amp;p[images][0]=http%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2015%2F05%2Ffoto-bastia-1-300x194.jpg&amp;p[title]=David%20Parri%20%E2%80%93%20Alcune%20notizie%20sulla%20chiesa%20della%20Bastia%20e%20sull%E2%80%99oratorio%20di%20San%20Pietro%20d%E2%80%99Alcantara%20all%E2%80%99Osteria%20Bianca%20tra%20Sei%20e%20Settecento.%201%C2%B0%20parte\" style=\"font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Facebook\" title=\"Share on Facebook\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/facebook.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox\" data-provider=\"twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Twitter\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?url=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it&amp;text=Hey%20check%20this%20out\" style=\"font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"twitter\" title=\"Share on Twitter\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/twitter.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-credit\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"WordPress Social Media Feather\" href=\"http:\/\/synved.com\/wordpress-social-media-feather\/\" style=\"color:#444;text-decoration:none;font-size:8px;margin-left:5px;vertical-align:10px;white-space:nowrap\"><span>by <\/span><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: inline;margin:0;padding:0;width:16px;height:16px\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"feather\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/icon.png\" \/><\/a><figure id=\"attachment_356\" class=\"thumbnail wp-caption alignleft\" style=\"width: 310px\"><a href=\"http:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/foto-bastia-1.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-356 size-medium\" style=\"margin: 10px;\" src=\"http:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/foto-bastia-1-300x194.jpg\" alt=\"foto bastia 1\" width=\"300\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/foto-bastia-1-300x194.jpg 300w, https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/foto-bastia-1-1024x661.jpg 1024w, https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/foto-bastia-1.jpg 1474w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption class=\"caption wp-caption-text\">Empoli \u2013 Ponte a Elsa \u2013 La Villa Del Vivo e Chiesa della Bastia. Sul verso: \u00ab96807 &#8211; XIII Ediz. Artistiche \u201cIris\u201d, Riproduzione vietata \/ Stabilimenti Alterocca &#8211; Terni\u00bb. Cartolina 90&#215;140, viaggiata 1937, (coll. F. Pagli)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Recenti ricerche condotte dal professor <strong>David Parri<\/strong> nell\u2019archivio vescovile di San Miniato hanno portato alla luce nuove e interessanti notizie sulla committenza degli arredi e le trasformazioni dell\u2019impianto architettonico della <strong>chiesa di S. Stefano Protomartire alla Bastia<\/strong>, presso Ponte a Elsa, e la fondazione dell\u2019<strong>oratorio di S. Pietro d\u2019Alcantara all\u2019Osteria Bianca<\/strong>. Il presente contributo dell&#8217;autore rielabora quanto pubblicato in\u00a0 <em>Visibile pregare. Arte sacra nella Diocesi di San Miniato<\/em>, a cura di R. P. Ciardi e A. De Marchi, catalogo di B. Bitossi, M. Campigli e D. Parri, Cassa di Risparmio di San Miniato, 2013, pp. 173-175.<\/p>\n<p>Da alcuni documenti seicenteschi, successivi alla istituzione della Diocesi di San Miniato avvenuta nel 1622, \u00e8 possibile stabilire con una certa precisione la cronologia di lavori importanti per la storia di Santo Stefano protomartire alla Bastia sia dal punto di vista architettonico sia per quanto riguarda una possibile ricostruzione degli arredi interni prima delle profonde trasformazioni che modificarono l\u2019aula liturgica. A queste informazioni, in parte gi\u00e0 note da altre fonti documentarie confluite in indagini storiche pi\u00f9 recenti, se ne aggiungono altre dalle quali \u00e8 possibile ampliare in modo significativo le notizie conosciute collegando alla chiesa della Bastia gli interessi e le cure di famiglie illustri dell\u2019aristocrazia fiorentina variamente intrecciate da rapporti di parentela con quegli Orlandini, poi Orlandini del Beccuto, tradizionalmente individuati come i proprietari della villa della Bastia, gi\u00e0 definita \u201cPalazzo\u201d negli anni Settanta del Seicento.<!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_357\" class=\"thumbnail wp-caption alignleft\" style=\"width: 310px\"><a href=\"http:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/foto-bastia-2.jpg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-357 size-medium\" style=\"margin: 10px;\" src=\"http:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/foto-bastia-2-300x141.jpg\" alt=\"foto bastia 2\" width=\"300\" height=\"141\" srcset=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/foto-bastia-2-300x141.jpg 300w, https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/foto-bastia-2.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption class=\"caption wp-caption-text\">La chiesa di S. Stefano alla Bastia dopo i recenti restauri (foto tratta da www.fondazioneeterritorio.it)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Si tratta in buona parte delle carte redatte dal curato Jacopo Antonio Roffia che, dopo aver preso il possesso della parrocchiale succedendo al sacerdote Genesio Mercati, inizia nel 1647 un libro dove annota \u201ctutte le cose attenenti a d[ett]a Chiesa\u201d e nello specifico l\u2019inventario degli arredi, le spese anno per anno, lo stato delle anime, i matrimoni, i cresimati, i defunti, il terrilogio e i <em>Ricordi<\/em>. Quando nel 1668, il 29 maggio, consegna alla Cancelleria diocesana il suo ampio rapporto per mettersi in regola con le indicazioni del vescovo Mauro Corsi, \u00e8 dunque parroco di Santo Stefano alla Bastia da circa 22 anni.<\/p>\n<p>Negli anni che vanno dal 1662 al 1664 il curato registra acquisti di suppellettili varie mentre nel 1665 vengono effettuati lavori nel campanile con la costruzione della \u201ccolombaia in cima\u201d dove si fanno dipingere un San Giuseppe e l\u2019arme della famiglia Roffia.<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[1]<\/a><br \/>\nDi rilevante interesse per le novit\u00e0 sugli aristocratici patroni della Bastia \u00e8 quanto viene annotato nel 1667, l\u2019anno al quale si deve far risalire la fondazione della cappella di Sant\u2019Agapio voluta proprio dai proprietari della vicina villa; questo \u00e8 quanto si deduce da una interessante memoria:<\/p>\n<p>\u201c1667 \u2013 In quest\u2019anno all\u2019istanze dell\u2019Ill.mo Sig.r Capitano Ottavio Orlandini possessore della Villa della Bastia, havendone io pregato S.S. Ill.ma Card. Corsini ha mandato di Roma il corpo di S. Agapio martire, per collocarsi sotto l\u2019altare maggiore e dopo le debite ricognizioni si \u00e8 fatta la traslazione solenne il d\u00ec tre di maggio 1668 e la sua festa avviene alli 20 di settembre come per gli [avvisi? <em>ndr<\/em>] di sua eminenza e per la concorrenza de\u2019 popoli \u00e8 stata grandissima: si tenne esposto anco il d\u00ec 6 del med.mo, giorno di domenica p[rim]a del mese\u201d.<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>Nel periodo successivo alla fondazione della cappella di Sant\u2019Agapio alla Bastia proprio in una stanza del palazzo limitrofo, oltre che sotto l\u2019altare del santo in chiesa, si custodiscono le \u201cmasserizie\u201d di Sant\u2019Agapio, ovvero gli arredi sacri donati dai cosiddetti festaioli. Tra questi figurano personaggi oscuri, come un \u201cDonato Scharselli\u201d che ha provveduto alla cassa del santo, e membri di alcune importanti famiglie del tempo come il cavaliere Pietro Girolami, defunto nel 1674, e la signora Luisa Corsini; i due, citati come Girolami Corsini ed all\u2019epoca forse uniti in matrimonio, donano dodici pezzi di parati di taffet\u00e0 rossi e gialli; successivamente, insieme al capitano Corsini, i suddetti signori fanno fare \u201cun baldacchino di b.[racci]a 3 per ogni verso, di taffet\u00e0 chermisi\u201d.<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\">[3]<\/a><br \/>\nIl dato interessante \u00e8 che non esiste in queste carte dei primi anni Settanta del Seicento nessuna menzione della famiglia Orlandini. I proprietari della Villa della Bastia sembrano scomparsi dalle carte in cui si parla della cappellania di Sant\u2019Agapio, istituzione da loro fortemente voluta.<br \/>\n\u00c8 proprio questa particolarit\u00e0, ovvero il fatto che il cognome Orlandini mai venga citato nelle carte d\u2019archivio riguardanti la parrocchia della Bastia all\u2019inizio dell\u2019ottavo decennio del Seicento, che permette di identificare in parte i personaggi coinvolti nelle vicende della cappella di Sant\u2019Agapio fondata nella chiesa di Santo Stefano. Il Pietro Girolami citato potrebbe essere il colto priore di Urbino dell\u2019ordine di Santo Stefano che fu anche segretario del granduca Cosimo III; questi ad un certo punto assunse il cognome Orlandini, prima di morire negli ultimi decenni del XVII secolo lasciando molte opere di erudizione.<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\">[4]<\/a> Nel 1664, dunque solo pochi anni prima della fondazione della Cappella, a causa della prematura scomparsa dell\u2019ultimo degli Orlandini, il diciassettenne Fabio di Giovanni, un Giovan Battista Corsini prende anch\u2019egli il cognome Orlandini subentrando nel fidecommesso e nello stemma di quella casata estinta.<a href=\"#_edn5\" name=\"_ednref5\">[5]<\/a> Giovan Battista aveva cinque anni nel 1664 ed era figlio di Girolamo (scomparso proprio in quello stesso anno) e di Cornelia Dassi. Nel 1663, dopo la morte della madre di Giovan Battista, il padre si era risposato con una Luisa Corsini. Potrebbe essere questa la signora citata poi nei documenti in unione con Pietro Girolami e non si pu\u00f2 escludere che agisse anche come tutrice di un Giovan Battista Corsini Orlandini ancora in tenera et\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">David Parri<\/p>\n<p><em>(continua\u2026)<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[1]<\/a> Archvio Vescovile di San Miniato (d\u2019ora in poi AVSM), Filza 521, <em>Inventari di beni di chiese della citt\u00e0 e Diogesi di San Miniato<\/em>. La notizia si trova anche in Lastraioli 1958, p. 215, tratta dal libro campione dell\u2019Archivio parrocchiale.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">[2]<\/a> AVSM, Filza 521, <em>Inventari di beni di chiese della citt\u00e0 e Diogesi di San Miniato<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">[3]<\/a> Le notizie riportate sono tratte da documenti relativi alla cappella di Sant\u2019Agapio cuciti insieme alle carte del curato Roffia, per cui si veda <em>Ibidem<\/em>. Si tratta di un inventario \u2018progressivo\u2019 compilato dal festaiolo di Sant\u2019Agapio Verginio Bercigli che registra l\u2019incremento degli arredi con annotazioni variamente datate dal 1671 al 1680. Nell\u2019inventario del 24 aprile 1674, si dice che i dodici pezzi di taffet\u00e0 sono stati fatti \u201cdalla buona memoria del Sig. Cavaliere Pietro Girolami\u201d e Luisa Corsini. Per l\u2019esecuzione del baldacchino, nella commissione del quale interviene anche il capitano Corsini, lo stesso inventario riporta i nomi di Maria Vincenza Antonini, Caterina di Domenico Chelliguzzi, Maria Bernini, Elisabetta di Santino Rigorni e Caterina Carlesi che lavorarono \u201cper limosina ad onore del santo\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">[4]<\/a> Per le citazioni e le notizie relative a Pietro Girolami si Veda Negri 1722, p. 464. Nell\u2019elenco delle opere il Negri riporta una <em>Miscellanea di pi\u00f9 sorti d\u2019Erudizioni<\/em> che raccoglie le studiose fatiche del Girolami Orlandini. Questa contiene, tra altre, la <em>Orationem in tradendis doctoratus infulis Octavio Corsini Camerae Apostolicae Clerico dignissimo<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref5\" name=\"_edn5\">[5]<\/a> Per le notizie sulla famiglia Corsini si veda Passerini 1858. Le notizie su Giovan Battista si trovano <em>ivi<\/em>, p. 135. Si veda anche Baldassarri 1990, p. 34.<\/p>\n<a class=\"synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Follow us on Facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pages\/Amici-dellArchivio-storico-di-Empoli\/605863682798798\" style=\"font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Facebook\" title=\"Follow us on Facebook\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/facebook.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox\" data-provider=\"twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Follow us on Twitter\" href=\"https:\/\/twitter.com\/Empoli_e_Storia\" style=\"font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"twitter\" title=\"Follow us on Twitter\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/twitter.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-credit\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"WordPress Social Media Feather\" href=\"http:\/\/synved.com\/wordpress-social-media-feather\/\" style=\"color:#444;text-decoration:none;font-size:8px;margin-left:5px;vertical-align:10px;white-space:nowrap\"><span>by <\/span><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: inline;margin:0;padding:0;width:16px;height:16px\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"feather\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/icon.png\" \/><\/a>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>by Recenti ricerche condotte dal professor David Parri nell\u2019archivio vescovile di San Miniato hanno portato alla luce nuove e interessanti notizie sulla committenza degli arredi e le trasformazioni dell\u2019impianto architettonico della chiesa di S. 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