{"id":1200,"date":"2021-02-13T10:00:45","date_gmt":"2021-02-13T09:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.empoliestoria.it\/?p=1200"},"modified":"2021-02-26T13:30:55","modified_gmt":"2021-02-26T12:30:55","slug":"13-febbraio-1945-la-partenza-dei-volontari-raccontata-da-alcuni-dei-protagonisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.empoliestoria.it\/?p=1200","title":{"rendered":"13 febbraio 1945: La partenza dei volontari raccontata da alcuni dei protagonisti"},"content":{"rendered":"<a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Facebook\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F1200&#038;t=13%20febbraio%201945%3A%20La%20partenza%20dei%20volontari%20raccontata%20da%20alcuni%20dei%20protagonisti&#038;s=100&#038;p&#091;url&#093;=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F1200&#038;p&#091;images&#093;&#091;0&#093;=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2021%2F02%2FIMG-20210212-WA0004.jpg&#038;p&#091;title&#093;=13%20febbraio%201945%3A%20La%20partenza%20dei%20volontari%20raccontata%20da%20alcuni%20dei%20protagonisti\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;\"><img alt=\"Facebook\" title=\"Share on Facebook\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/facebook.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox\" data-provider=\"twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Share on Twitter\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?url=https%3A%2F%2Fwww.empoliestoria.it%2Findex.php%3Frest_route%3D%252Fwp%252Fv2%252Fposts%252F1200&#038;text=Hey%20check%20this%20out\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;\"><img alt=\"twitter\" title=\"Share on Twitter\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-share\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; 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Era veramente desolante, in quei primi di settembre 1944 il panorama empolese[\u2026] Case totalmente distrutte o semi-avariate, tetti sconquassati, strade ostruite dalla devastazione tedesca, senza luce, n\u00e9 acqua, n\u00e9 viveri, n\u00e9 ponti, non una porta chiusa, tutto regolarmente razziato, cadaveri nelle piazze, quale testimonianza della \u201ccivilt\u00e0 nazifascista\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era dunque un citt\u00e0 da ricostruire, fiducia da ritrovare, famiglie da ricomporre, morti da commemorare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se Empoli, non senza difficolt\u00e0, stava lentamente preparando il suo pacifico ritorno alla civilt\u00e0, sulla Linea Gotica e a nord di essa la guerra continuava ad imperversare. Al cospetto delle persistenti opere di rappresaglia e distruzione messe in atto dai fascisti e nazisti in ritirata, nel gennaio 1945 il CLN nazionale chiese alle formazioni partigiane che gi\u00e0 si erano spese valorosamente per cacciare l\u2019esercito tedesco dai propri territori di contribuire, con un ultimo sforzo, alla liberazione del Nord del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il CLN empolese recep\u00ec subito la richiesta e il 16 gennaio decise di promuovere tra i cittadini l\u2019arruolamento nel Corpo dei Volontari per la Libert\u00e0 (CVL) che avrebbe preparato e poi assegnato le nuove reclute ai Gruppi di combattimento da schierare a fianco degli Alleati nelle regioni settentrionali. In molti risposero all\u2019appello, 530 per l\u2019esattezza, divisi tra ex partigiani, come l\u2019esperto Aldo Giuntoli<a href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> (classe 1914), uomini di et\u00e0 avanzata, giovani e giovanissimi come Gianfranco Carboncini e Abdon Mori<a href=\"#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>, appartenenti alla classe 1929, che, appena sedicenni, arrivarono a falsificare i propri documenti d\u2019identit\u00e0 pur di essere ammessi. Molti, dunque, come quest\u2019ultimi, erano totalmente inesperti e digiuni di esperienze militari, ma fortemente animati dal desiderio di dare, a vario titolo, il proprio contributo e di risparmiare al resto del paese il perpetuarsi della violenza nazifascista.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVolevamo combattere\u00bb, racconta Alfonso Bini, ferroviere, classe 1923, \u00abperch\u00e9 in un modo o nell\u2019altro, avevamo sub\u00ecto l\u2019arroganza e la violenza dei tedeschi e dei fascisti italiani armati e prepotenti contro persone inermi, costrette continuamente a fuggire ed a nascondersi, ognuno con il proprio personale motivo, ma con un sentimento che ci teneva uniti e determinati e che mai ci abbandon\u00f2: volevamo rifarci\u00bb<a href=\"#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG-20210212-WA0004.jpg\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"713\" src=\"http:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG-20210212-WA0004.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1202\" srcset=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG-20210212-WA0004.jpg 1024w, https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG-20210212-WA0004-300x209.jpg 300w, https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG-20210212-WA0004-768x535.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Nonostante una certa diffidenza e una certa dose di ostruzionismo messo in pratica dal ricostituito esercito italiano e dai comandi alleati nel far indossare divisa e \u00abstellette\u00bb a questi volontari in gran parte \u00abcon il fazzoletto rosso\u00bb<a href=\"#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> al collo, marted\u00ec 13 febbraio 1945, alle prime ore del mattino, i 530 furono finalmente radunati nell\u2019ex Piazza del Littorio, presto ribattezzata Piazza del Popolo<a href=\"#_ftn6\"><sup>[6]<\/sup><\/a>, e destinati, a bordo di camion militari inglesi, al Centro di istruzione militare di Cesano, in provincia di Roma, nei pressi del lago di Bracciano, per essere sottoposti ad un breve addestramento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuando i camion si mossero da Empoli, la commozione fu al massimo\u00bb, racconta Siro Giani, giovane meccanico della classe 1925, \u00abdiversi ragazzi si mostravano con gli occhi arrossati dalle lacrime, ma fu un attimo, pass\u00f2 subito, qualcuno fra i pi\u00f9 <em>refrattari<\/em>, cominci\u00f2 ad intonare canzonette in vigore all\u2019epoca e inni patriottici\u00bb, ma anche canti goliardici&nbsp; e canti partigiani come \u00abSinigaglia, Lanciotto, Potente sono tre nomi coperti di gloria, trucidati barbaramente dai fascisti della nostra storia&#8230;\u00bb o \u00abfabbriche insorgete, le schiere serrate alla lotta marciate, marciate con noi\u00bb<a href=\"#_ftn7\"><sup>[7]<\/sup><\/a> .<\/p>\n\n\n\n<p>Giunti a destinazione, i volontari si scontrarono nuovamente con lo scetticismo degli ufficiali \u00abbadogliani\u00bb, che \u00aball\u2019ingresso della caserma [&#8230;] volevano far togliere i fazzoletti [rossi]\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impatto con la nuova realt\u00e0 non fu dunque dei migliori. Anche perch\u00e9, come racconta Libertario Guerrini, anch\u2019egli tra i 530, si pales\u00f2 fin da subito una situazione di grave disorganizzazione: \u00abNel centro si ammassavano dai 4.500 ai 5.000 uomini, ospitati alla meglio in ambienti non funzionali come centro di addestramento militare: alla mancanza quasi totale di acqua, alle ruberie endemiche che avvenivano dovunque si univa l\u2019assoluta mancanza di disciplina. Era un\u2019organizzazione primordiale che vedeva i volontari in borghese e i magazzini vestiario pieni di indumenti militari, c\u2019era un gran numero di ufficiali e nessuna istruzione militare\u00bb<a href=\"#_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a>. Anche la sistemazione nelle camerate lasciava assai a desiderare: giacigli di paglia stesi \u00absu di un nudo pavimento di uno stanzone con ingresso privo di porta, con finestrone privo di serrami, in giornate fredde ed umide che causarono raffreddori, mal di gola, bronchiti\u00bb<a href=\"#_ftn9\"><sup>[9]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante le iniziali difficolt\u00e0 di ambientamento e adattamento, c\u2019era chi riusc\u00ec a non demoralizzarsi e a tenere su lo spirito: i commilitoni della Camerata \u201cGosto\u201d, tutta composta da empolesi e di cui facevano parte i gi\u00e0 citati Siro Giani e Alfonso Bini.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u00abFu una camerata anomala\u00bb, ricorda ancora il Bini, \u00abformata da un gruppo di 15 persone non conformiste, poco disciplinate\u00bb, dotate di un forte senso dell\u2019umorismo e spesso dedite al canto di inni goliardici, \u00absempre pronte a discutere anche rabbiosamente, di diverse ed anche opposte militanze o simpatie politiche, di diverse concezioni religiose\u00bb. Le differenze e qualche divergenza d\u2019opinione fra gli elementi del gruppo non riuscirono per\u00f2 a scalfire \u00abl\u2019unit\u00e0 di intenti, la coesione e l\u2019affiatamento\u00bb, perch\u00e9 uno solo era l\u2019obiettivo: \u00abvolevamo combattere e quindi addestrarci alla svelta alle armi [&#8230;] per poi raggiungere al pi\u00f9 presto una qualsiasi zona di combattimento dove avremmo potuto essere impiegati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre l\u2019ansia di mettersi in gioco e di dare il proprio contributo alla causa della Liberazione si faceva sempre pi\u00f9 crescente, le autorit\u00e0 militari italiane ed alleate invece erano ancora restie a concedere loro il permesso di partecipare alle operazioni di guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo ripetute, pressanti insistenze e dopo aver dimostrato ai superiori di aver completato l\u2019addestramento in modo adeguato, i primi di aprile del 1945 i volontari furono finalmente associati ai Gruppi di Combattimento del ricostituito esercito italiano ed impiegati in azioni di supporto e sostegno all\u2019offensiva sulla Linea Gotica: la \u201cCremona\u201d, impegnata sul fronte adriatico, \u201cLegnano\u201d, \u201cFriuli\u201d e \u201cFolgore\u201d, che si assestarono nei pressi di Bologna, Imola e Faenza; la \u201cMantova\u201d e la \u201cPiceno\u201d che presero posizione nelle retrovie come riserva.<\/p>\n\n\n\n<p>I commilitoni della Camerata \u201cGosto\u201d furono quasi interamente aggregati al Gruppo di Combattimento \u201cCremona\u201d, in quel momento impegnata sul versante dell\u2019Adriatico, nei pressi di Ravenna. Ora si cominciava a fare sul serio. Ed \u00e8 ancora ad Alfonso Bini che affidiamo la ricostruzione di quei momenti: \u00abPartimmo da Cesano di Roma nella prima decade di aprile, giungendo a Ravenna dove conoscemmo Arrigo Boldrini (Bulow) comandante di una formazione partigiana che combatt\u00e9 fino a Mestre al nostro fianco destro, distinguendosi per la continua partecipazione. La sera stessa ci spostammo sul fronte del Senio, fiume che lambiva Alfonsine, teatro di violenti combattimenti ed il 10 aprile 1945 partecipammo alla liberazione di quella citt\u00e0\u00bb. Grande, dunque, fu la soddisfazione nell\u2019aver preso parte a quella memorabile impresa, oggi ricordata come \u201cla Battaglia del Senio\u201d o la \u201cBattaglia dei tre fiumi\u201d, e, ancor pi\u00f9 grande fu il piacere di vedere sincera riconoscenza negli occhi degli abitanti di quella citt\u00e0 da mesi e mesi sottoposta alla violenta occupazione nazifascista. Ma fu proprio ad Alfonsine che cadde sul campo il primo volontario empolese aggregato alla \u201cCremona\u201d: Valfredo Pulidori, classe 1921, colpito mortalmente su una sponda del fiume Senio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni successivi la \u201cGosto\u201d, cos\u00ec come l\u2019intero Gruppo di combattimento \u201cCremona\u201d\u00a0 in appoggio all\u2019VIII Armata Britannica, prosegu\u00ec la sua marcia vittoriosa verso nord superando le truppe nemiche ad Argenta, Portogruaro, Migliaro, Mezzogoro, Adria, Caverzere, Chioggia, fino ad arrivare a Piove di Sacco, in provincia di Padova, il 25 aprile 1945. L\u2019insurrezione finale era conclusa, era la fine della guerra. Il 29 aprile la \u201cCremona\u201d termin\u00f2 infine il suo percorso a diretto contatto con la Storia nella citt\u00e0 di Venezia: il tricolore sventolava sul pennone di San Marco e l\u2019Italia poteva finalmente dirsi libera.<\/p>\n\n\n\n<p>E della \u201cGosto\u201d che cosa ne fu? Terminate le operazioni di guerra, nonostante le autorit\u00e0 militari avessero deciso che i volontari dovessero rimanere in armi per garantire l\u2019ordine pubblico, i membri di quella chiassosa quanto valorosa camerata \u00abdecisero che era giusto tornare a casa e riprendere ognuno il proprio lavoro, senza nulla chiedere, ritenendo chiusa la partita, infischiandosene dei commenti malevoli e sentendosi dalla parte di chi cerca giustizia incuranti delle conseguenze da subire\u00bb<a href=\"#_ftn10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>. Cos\u00ec tornarono ad Empoli e ad attenderli c\u2019erano case da ricostruire, posti di lavoro da ripristinare, famiglie da riabbracciare, fidanzate da sposare, vite da ricominciare.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a><em>Un anno di attivit\u00e0 del CLN di Empoli<\/em>, opuscolo del CLN di Empoli, settembre 1945.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Meccanico e ferroviere, attivista clandestino comunista, Giuntoli (1914-2002) fu arrestato nel <a href=\"about:blank\">1939<\/a> per appartenenza a organizzazione comunista e condannato dal <a href=\"about:blank\">Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato<\/a> a otto anni di reclusione scontati nel carcere di Castelfranco Emilia. Liberato il 26 agosto 1943, partecip\u00f2 alla Resistenza al comando della 23\u00aa Brigata Garibaldi \u201cGuido Boscaglia\u201d e con il CVL nel Nord Italia. Cfr. P.L. Niccolai, S. Terreni, (a cura di), <em>Era la Resistenza. Il contributo di Empoli alla lotta contro il fascismo e per la liberazione<\/em>, Firenze, Pagnini Editore, 1995, p. 146.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> Abdon Mori, <em>La mia vita da militante<\/em>, San Miniato (PI), FM edizioni, 2005.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>Racconto di Alfonso Bini inserito in S. Giani, <em>Memorie e testimonianze di un comunista empolese 1925-1995<\/em>, Empoli, Ibiskos, 1997, pp. 114-118: 116.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\"><sup>[5]<\/sup><\/a>Cfr. F. Casotti, <em>Dal fazzoletto rosso alle stellette. 1944-1945: l\u2019esperienza dei volontari senesi nei gruppi di combattimento<\/em>, Siena, Nuova immagine, 2005.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\"><sup>[6]<\/sup><\/a> In realt\u00e0, dopo la costituzione della RSI, Piazza del Littorio fu convertita per un breve periodo in Piazza della Repubblica Sociale e sostituita nel 1946 con la denominazione attuale. Cfr. V. Arrighi, G. Beatrice G., E. Boldrini, C. Papalini, <em>I nomi di vie e piazze per la storia della citt\u00e0. Un primo stradario storico empolese<\/em>, in \u00abQuaderni d\u2019Archivio \u2013 Rivista dell\u2019Associazione Amici dell\u2019Archivio Storico di Empoli\u00bb, a. IV (2014), n. 4, pp. 75-76.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\"><sup>[7]<\/sup><\/a>S. Giani, <em>Memorie<\/em>, cit., p. 114.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> L. Guerrini, <em>Il movimento operaio nell\u2019Empolese 1861-1946<\/em>, Roma, Editori riuniti, 1970, pp. 519-520.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\"><sup>[9]<\/sup><\/a> Testimonianza di Alfonso Bini in S. Giani, <em>Memorie<\/em>, cit., p. 115.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\"><sup>[10]<\/sup><\/a>Testimonianza di Alfonso Bini in S. Giani, <em>Memorie<\/em>, cit., p. 118.<\/p>\n<a class=\"synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Follow us on Facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pages\/Amici-dellArchivio-storico-di-Empoli\/605863682798798\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;margin-right:5px;\"><img alt=\"Facebook\" title=\"Follow us on Facebook\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/facebook.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-twitter nolightbox\" data-provider=\"twitter\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Follow us on Twitter\" href=\"https:\/\/twitter.com\/Empoli_e_Storia\" style=\"font-size: 0px; width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px;\"><img alt=\"twitter\" title=\"Follow us on Twitter\" class=\"synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow\" width=\"32\" height=\"32\" style=\"display: inline; width:32px;height:32px; margin: 0; padding: 0; border: none; box-shadow: none;\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/social\/regular\/64x64\/twitter.png\" \/><\/a><a class=\"synved-social-credit\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"WordPress Social Media Feather\" href=\"http:\/\/synved.com\/wordpress-social-media-feather\/\" style=\"color:#444; text-decoration:none; font-size:8px; margin-left:5px;vertical-align:10px;white-space:nowrap;\"><span>by <\/span><img style=\"display: inline;margin:0;padding:0;width:16px;height:16px;\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"feather\" src=\"https:\/\/www.empoliestoria.it\/wp-content\/plugins\/social-media-feather\/synved-social\/image\/icon.png\" \/><\/a>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>by Daniele Lovito Il 2 settembre 1944 Empoli venne finalmente liberata dall\u2019occupazione nazifascista dopo essere rimasta per pi\u00f9 di un mese sulla linea del fronte e per pi\u00f9 di vent\u2019anni, a partire dai tragici fatti del 1\u00b0 marzo 1921, sotto la coltre repressiva, coercitiva e liberticida del fascismo. 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