Orti e palloni

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Torniamo a rileggere il nostro passato attraverso le vicende del pallone

Il tratto sud-orientale delle mura di Empoli, poi occupato dall’Ospedale di Empoli (1° metà XVIII secolo)

Abbiamo dedicato l’ultimo numero della nostra rivista ai giochi e alle feste pubbliche che si tenevano ad Empoli nel passato. Le pagine pubblicate condensano le tante informazioni reperite nel corso delle ricerche archivistiche, che spesso permettono di riportare alla luce in maniera del tutto fortuita episodi a volte poco rilevanti per la ‘grande storia’ ma molto utili a dare il senso della vita quotidiana del passato.

Scoprirli in questi giorni così particolari per la nostra comunità può essere di aiuto a superare il disagio della permanenza a casa offrendoci l’opportunità di riappropriarci un po’ del passato del nostro territorio. Leggi tutto

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I venerdì dell’Archivio – Dal gioco del pallone all’Empoli football club

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Nuovo appuntamento con “I venerdì dell’Archivio” presso il Museo del Vetro di Empoli – Venerdì 31 gennaio

con Elisa Boldrini e Paolo Santini

Lo spettacolo sportivo, ed in particolare quello offerto dal gioco del calcio, ha assunto nell’epoca attuale una grandissima diffusione, spesso tale da scandire il calendario degli impegni del nostro tempo libero. La città di Empoli può vantare una lunga e importante tradizione con la presenza di una delle prime società calcistiche di livello professionistico in Italia e un’attiva e numerosa rappresentanza dilettantistica, oramai non più limitata al solo gioco del calcio ma anche ad altri giochi dove la palla, nelle sue varie forme, è protagonista. Leggi tutto

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La vera storia di Piazza Gramsci*

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ASCE, Archivio fotografico empolese, VI/459, Piazza Gramsci, anni '30 del XX secolo
ASCE, Archivio fotografico empolese, VI/459, Piazza Gramsci, anni ’30 del XX secolo

Con il completamento dei lavori di costruzione dei nuovi quartieri limitrofi al centro cittadino – Bisarnella, via lungo la ferrovia, Cascine e case popolari di San Rocco – nei primi mesi del 1931 si rese necessario provvedere alla denominazione delle nuove strade attenendosi alle indicazioni fornite dalla legge sulla toponomastica del 1927. Al vicepodestà Emilio Comparini e al professor Vittorio Fabiani fu affidato il compito di individuare quei personaggi ‘benemeritati dalla nazione’ legati alle vicende della comunità empolese cui intitolare le strade di nuova costruzione in modo da «perpetuare la memoria di cose e persone della città, meritevoli di essere tramandate ai posteri, per modo che ogni Terra abbia, anche in questo particolare dell’odonomastica, una sua speciale fisionomia ed offra il destro di rievocare pagine non ingloriose del proprio passato, sia prossimo che lontano»[1].

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Palazzi del potere a Empoli tra medioevo ed età moderna

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carta_empoli2Questo è il tema del settimo numero della rivista «Quaderni d’archivio. Rivista dell’Associazione degli Amici dell’Archivio storico di Empoli», presentato recentemente presso il Museo del vetro di Empoli dal prof. Giovanni Cipriani.

Il volume è in distribuzione presso l’Archivio Storico Comunale (Via Torricelli 58A), può essere ritirato gratuitamente dai soci o da quanti sono interessati con un piccolo contributo all’Associazione.

L’immagine che è stata scelta per la copertina del volume, finora sconosciuta, è assai significativa e rappresenta la porzione sud orientale del castello di Empoli, prima che vi fosse realizzato l’ospedale*.

Si tratta del progetto di massima per la costruzione di una nuova sede per il Monte di Pietà** di Empoli, nella zona di porta Giudea (attuale piazza del Popolo). Lo stabile prescelto era un “casamento” di proprietà del capitano Pier Francesco Bonsignori, disposto su tre piani, a ridosso della cinta muraria, di cui inglobava anche uno dei “torrioni”, la trecentesca torre dei Righi.

Il progetto, risalente al 1660, non fu poi realizzato; l’autore della relazione che accompagna il disegno pubblicato è Lorenzo Neri, medico empolese e padre del più famoso Ippolito, anch’egli medico, letterato e autore del celebre poema La presa di Saminiato. Lorenzo Neri fu professore di logica e medicina nelle università di Pisa e Padova e morì nel 1677.

 

La parte monografica della rivista è composta da questi saggi:

Marco Frati, Castrum e palatium: i palazzi comitali a Empoli fra XII e XIV secolo

Giuseppina Carla Romby, Il Palazzo Pretorio di Empoli. Progetti, lavori, restauri, secc. XVI-XIX

Walfredo Siemoni, Appunti sul cosiddetto Palazzo Ghibellino in età moderna

Vanna Arrighi, Stefania Terreni, Il Monte Pio di Empoli e il Palazzo comunale

 

* L’ospedale fu costruito tra il 1746 e il 1749 con i lasciti della Pia Eredità Del Papa

** Il Monte di Pietà, poi Monte Pio fu istituito nel 1570 per iniziativa di Cosimo I e divenne operativo nel gennaio dell’anno successivo, con la finalità di concedere piccole somme in prestito a chi si trovava in difficoltà e aveva qualche oggetto di valore da dare in pegno, dopo che gli ebrei che tenevano a Empoli un proprio banco di prestito furono obbligati a trasferirsi nei ghetti di Firenze e di Siena.

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Presentazione del nuovo numero di “Quaderni d’archivio”

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VENERDÌ 2 MARZO 2018 ALLE ORE 17,15

Il prof. Giovanni Cipriani, docente di Storia moderna dell’Università di Firenze, presenterà il nuovo numero della rivista “Quaderni d’archivio”, edita dall’Associazione degli Amici dell’Archivio Storico di Empoli

Questo numero è stato progettato con gli occhi puntati alla prossima ricorrenza del nono centenario della fondazione di Empoli. La sua parte monografica è dedicata ai Palazzi del potere a Empoli tra Medioevo ed età moderna e consta di quattro saggi che prendono in esame le emergenze architettoniche che nel corso dei secoli hanno caratterizzato la geografia urbana della nostra città: Palazzo Pretorio, Palazzo del Monte Pio – Palazzo Comunale e Palazzo Ghibellino. Molte le novità, accompagnate da rappresentazioni inedite, che provengono dall’archivio di stato di Firenze e dal nostro archivio comunale.

La seconda parte, come sempre, è dedicata a “studi ed esperienze in archivio” e ospita un saggio che fa luce sulle vicende di un inedito dipinto di Giovan Battista Cipriani un tempo presente nell’oratorio della villa di Empoli Vecchio.  La rivista si chiude con una riflessione sulle modalità del racconto della storia di Empoli, che hanno preso forma in occasione della ricorrenza dell’ottavo centenario della fondazione del castello – nel 1919 – contribuendo all’identificazione della città con la sua immagine medievale, ampiamente riproposta nei decenni successivi e tale da incidere nell’odonomastica cittadina.

“Quaderni d’archivio” è l’attività più importante dell’associazione che – in collaborazione con l’archivio comunale – si propone l’obiettivo di valorizzare le fonti documentarie locali e di avvicinarle anche ai non addetti ai lavori.

Saranno presenti gli autori

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Due casi di mulini natanti tra Vinci ed Empoli all’inizio del XIX secolo.

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Esempio di mulino galleggiante, da Cosimo Noferi, La travagliata architettura (Sec. XVII)
Esempio di mulino galleggiante
da Cosimo Noferi, La travagliata architettura (Sec. XVII)

Come è noto, nel territorio di Empoli tra Medioevo ed Età moderna vi era stata una generale scomparsa dei mulini dalle rive del fiume Arno ed una loro crescente dislocazione lungo le idrovie limitrofe. È tuttavia nell’area tra Sovigliana ed Empoli, la stessa che ritroviamo in una cartografia disegnata da Gherardo Mechini attorno al 1610, che agli inizi del XIX secolo si assiste alla riproposizione di alcune antiche tipologie di opifici andanti ad acqua, a causa dei problemi posti dalla navigazione fluviale e dal mantenimento degli altri tipi di mulini.

Ci riferiamo a due testimonianze di opifici natanti risalenti all’anno 1802, un tipo di impianto molitorio, che era stato molto diffuso a Firenze tra i secoli XIII e XIV[1], presentando il vantaggio di una più veloce realizzazione e di un più facile spostamento nei punti in cui la corrente del fiume era più forte[2]. Nell’area da noi considerata, tale riproposizione è da ricondurre ai profondi cambiamenti ed alle tensioni sociali del periodo compreso tra XVIII e XIX secolo, in seguito alle politiche liberiste adottate dal governo lorenese in materia di commercio dei grani. Sotto i Lorena il libero commercio delle granaglie era stato abolito il 9 ottobre 1792[3], ma uno dei periodi più tormentati della storia toscana si ebbe al tempo del Regno d’Etruria (1801-1807), quando alla pessima congiuntura economica verificatasi sin dai primi anni delle vicende napoleoniche si era unita la determinazione dei Borbone a smantellare definitivamente quel che restava della legislazione leopoldina[4]. Ed è proprio in questo contesto che si colloca la richiesta avanzata il 5 giugno 1802 da Bartolomeo Testi di Sovigliana di costruire una barca per erigervi un mulino a due palmenti, impresa diretta al pubblico bene, ma da svolgere privativamente …che per un miglio dalla terra di Empoli verso Firenze e per altro miglio verso la parte di Pisa[5]. Tra i discendenti del Testi, che aveva allora 47 anni, era proprietario  di tre case appigionate e  viveva in una famiglia di 12 persone[6], sarebbe stato anche quell’Alfonso, allievo di Enrico Pollastrini all’Accademia di Belle Arti di Firenze, nonché frequentatore dei Macchiaioli del Caffè Michelangelo, spesso ospiti a Vinci del Fucini, del Conte Masetti da Bagnano e dei fratelli Martelli[7].

Poco dopo la richiesta di Bartolomeo durante un’adunanza del Magistrato di Cerreto del 27 agosto 1802 un’istanza simile era stata avanzata da Gaetano Lombardi ed entrambe le domande erano state trasmesse al Senatore Soprassindaco, che accordò ai richiedenti la facoltà di fare uso privativamente del loro mulino: al Testi per il tratto compreso tra il mulin del sale e il torrente Orme e al Lombardi per  quello che andava dal mulin del sale alla casa di Valente Busoni a Riottoli[8]. Molti anni prima anche tra i disegni risalenti al periodo milanese di Leonardo contenuti nel f. 693r. del Codice Atlantico si ha testimonianza di un tentativo di trasferimento ad un natante della tecnologia dei mulini galleggianti[9]. Ed è forse proprio all’area lombarda che è da ricondurre il nome del secondo dei due proprietari dei mulini attestati nel 1802.

 

[1] Cfr. M. Frati, “Questo diluvio fece alla città e contado di Firenze infinito danno”. Danni, cause e rimedi nell’alluvione del 1333, in «Città e Storia», X, 2015, 1, ©2015 Università Roma Tre-CROMA, p. 17.
[2] Cfr. F. Salvestrini, Libera città su fiume regale. Firenze e l’Arno dall’Antichità al Quattrocento, Firenze, 2005, p. 26.
[3] Cfr. N. Danelon Vasoli, Ferdinando III di Asburgo Lorena, Granduca di Toscana, pubblicato in   www.treccani.it/enciclopedia/ferdinando-iii-di-asbugo-lorena-granduca-di-toscana  (Dizionario-Biografico).
[4] Cfr. D. Barsanti, Pisa al tempo del Regno d’Etruria, in M. Manfredi (a cura di), Spagnoli a Palazzo Pitti: il Regno d’Etruria (1801-1807). Atti del convegno internazionale di studi. Firenze-Pisa, 29 novembre–1 dicembre 2007, Firenze, 2013, p. 515.
[5] Cfr. ARCHIVIO DEL COMUNE DI CERRETO GUIDI, Preunitario, Comunità, Deliberazioni e partiti, n. 15, c. 36 r. e c. 57 v.
[6] Cfr. Archivio della parrocchia di San Bartolomeo a Sovigliana, “Stato delle anime della cura di San Bartolomeo … Sovigliana fatto da me P. Giuseppe Corbinelli…”. Anno 1800.
[7] Cfr. I. Morelli, Alla scoperta dei “cittadini” vinciaresi: Alfonso Testi pittore “di macchia”, in «Orizzonti», Edizione Cerreto Guidi-Vinci, Marzo/Aprile 2016, p. 19.
[8] Cfr. ARCHIVIO DEL COMUNE DI CERRETO GUIDI, Preunitario, Comunità, Deliberazioni e partiti, n. 15, c. 36 r. e c. 57 v.
[9] Ibidem.

© Daniela Fattori

 

 

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Save the date! 10 febbraio 2017. Presentazione del nuovo numero della rivista Quaderni d’Archivio. Protagonista l’Arno

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Non poteva essere altrimenti. Nell’anno del cinquantesimo anniversario della tragica alluvione che il 4 novembre 1966 colpì Firenze e gran parte del Valdarno, la redazione di Quaderni d’Archivio ha voluto dedicare la parte monografica della rivista all’Arno, indiscusso protagonista delle innumerevoli iniziative che negli ultimi mesi del 2016 hanno rievocato quei dolorosi momenti.
I saggi raccolti nel nuovo numero della rivista dell’Associazione Amici dell’Archivio Storico di Empoli, Governare l’Arno. Uso delle acque e interventi di regimazione tra XV e XVIII secolo, non sono dedicati all’alluvione del 1966 ma partono da quell’evento per indagare – come ha sottolineato V. Arrighi nell’introduzione – «aspetti e momenti diversi della “politica delle acque” messa in atto nella nostra zona in vari momenti del nostro passato», facendo il punto sugli studi intorno all’uso delle acque fluviali nel nostro territorio.

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Appena uscito il nuovo numero di «Quaderni d’archivio. Rivista dell’Associazione Amici dell’Archivio storico di Empoli»

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invito grande guerraFresco di stampa!

È uscito il V° numero (2015) di «Quaderni d’archivio. Rivista dell’Associazione Amici dell’Archivio storico di Empoli», che dedica a La Grande Guerra in una piccola città la parte monografica

Il periodico è sicuramente uno degli obiettivi più importanti dell’Associazione, perché si presenta al lettore con un taglio “amico”. Non occorre essere addetti ai lavori, anche se è bandita l’improvvisazione ed è comunque il risultato di ricerche e approfondimenti.

Ogni anno – perché la periodicità è annuale – la redazione individua il tema intorno al quale graviterà la rivista, privilegiando argomenti poco studiati oppure collegati in qualche modo all’attualità, com’è stato in questo caso il centenario del primo conflitto mondiale.

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Le strade del giro d’Empoli si sono sempre chiamate così?

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ImmagineA questa domanda risponde il 4° numero della rivista degli Amici dell’archivio storico “Quaderni d’archivio”, che presenta lo stradario storico del centro di Empoli. Il volume sarà presentato il prossimo Venerdì 27 febbraio alle ore 17 nella Sala conferenze dell’Archivio storico di Empoli (Via Torricelli 58/A). Ad introdurre la serata il prof. Alberto Malvolti (presidente della Fondazione Montanelli Bassi di Fucecchio), saranno presenti gli autori e Paolo Santini, direttore della rivista.

 

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ECCO IL QUARTO NUMERO DI QUADERNI D’ARCHIVIO. LO PRESENTA IL 27 FEBBRAIO ALBERTO MALVOLTI

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Empoli, carta topografica
Empoli

Cari amici, nei giorni scorsi abbiamo chiuso in redazione il quarto numero della rivista “Quaderni d’Archivio”. È stata una faticaccia, su questo non c’è dubbio. Una sfida che all’inizio sembrava impossibile, e che fino all’ultimo momento ci ha impegnati in un lavoro di puntigliosa revisione della mole di documenti consultati nei vari archivi per sciogliere le ultime incertezze, i dubbi e le contraddizioni. Adesso la rivista è in corso di stampa, le prime copie sono già uscite, e quindi quel che è fatto è fatto. Il tema monografico del volume è l’odonomastica storica e la toponomastica cittadina. Insomma, ci siamo occupati dei nomi delle vie del centro e della loro stratificazione storica dal secolo XIII fino ai nostri giorni. E le sorprese sono davvero tante. Prestigiosissimo anche stavolta il palco degli autori, da Vanna Arrighi a Franca Bellucci, da Gabriele Beatrice a Elisa Boldrini, da Chiara Papalini a Marco Frati a Walfredo Siemoni e tanti altri. Li ringrazio tutti infinitamente. La seconda parte del volume, come da tradizione dedicato ad altri temi rispetto al tema portante, si occuperà della descrizione storica di alcuni importanti edifici empolesi. E anche qui non mancheranno le novità, visto il calibro dei contributi. Per la prima volta per ragioni di spazio, nonostante che sia aumentata la foliazione della rivista di un ottavo rispetto alle edizioni passate, abbiamo dovuto rimandare alcuni contributi scritti per l’occasione ad altra pubblicazione. Ci sembra un buon segno, un segno di vitalità. Venerdì 27 febbraio alle 17 nella sala conferenze dell’archivio storico comunale, via Torricelli 58°, si terrà la presentazione del n.4 della rivista “Quaderni d’Archivio. Rivista della associazione Amici dell’Archivio storico” alla presenza del professor Alberto Malvolti. La rivista sarà distribuita gratuitamente ai soci dell’Associazione Amici dell’Archivio; per i non soci che la vorranno acquistare, costa 10 euro.

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